a question of vibrancy/earthly sight
La galleria Eduardo Secci è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra “a question of vibrancy/earthly sight”, a cura di Essence Harden, negli spazi espositivi di Firenze (Piazza Goldoni 2), venerdì 25 marzo (dalle ore 16.00 alle 20.00). Visitabile sino al 21 maggio 2022, la collettiva riunisce Natalie Ball, Khari Johnson-Ricks, Maria Maea, Azikiwe Mohammed, Devin N. Morris, Ambrose Rhapsody Murray, Elise Peterson, Adee Roberson e Khalif Tahir Thompson.
La mostra “a question of vibrancy/earthly sight” è interessata a fornire una serie di risposte in merito alla nozione stessa di luogo, elaborando quella che il teorico Fred Moten chiama “l’idea del mondo” e che ha inaugurato i concetti di posizionamento gerarchico, impulso binaristico e una gamma di scopi limitati, focalizzati verso sanzioni e immobilità. Queste visioni fallite del mondo, in particolar modo Occidentali ed Europee, basate su dominio e supervisione, sono imposizioni di appartenenza e di (legittima) collocazione.
In questa occasione, la curatrice Essence Harden invita ad interrogarsi sull’assenza di luogo (placelessness) e su come questo gruppo di artisti affronta la sfera dell’insostenibile. Se “vedere la terra, significa vedere come la terra”, allora qual è il potenziale radicale dell’abitare, “la vista dal nulla”? Non si presuppone che gli artisti della diaspora africana, latina e indigena americana siano legati a questo regno della conoscenza. Viene, invece, posta la domanda come, in particolare, gli artisti coinvolti abitano ed estendono lo spazio come epifenomeno all’interno delle loro opere, tracciando elasticità ed espansione, questioni topologiche, anziché ordine e gerarchia.
La collettiva presenta la risposta dei nove artisti attraverso una molteplicità di esperienze sensoriali.
La galleria Eduardo Secci è lieta di annunciare l’inaugurazione della mostra “a question of vibrancy/earthly sight”, a cura di Essence Harden, negli spazi espositivi di Firenze (Piazza Goldoni 2), venerdì 25 marzo (dalle ore 16.00 alle 20.00). Visitabile sino al 21 maggio 2022, la collettiva riunisce Natalie Ball, Khari Johnson-Ricks, Maria Maea, Azikiwe Mohammed, Devin N. Morris, Ambrose Rhapsody Murray, Elise Peterson, Adee Roberson e Khalif Tahir Thompson.
La mostra “a question of vibrancy/earthly sight” è interessata a fornire una serie di risposte in merito alla nozione stessa di luogo, elaborando quella che il teorico Fred Moten chiama “l’idea del mondo” e che ha inaugurato i concetti di posizionamento gerarchico, impulso binaristico e una gamma di scopi limitati, focalizzati verso sanzioni e immobilità. Queste visioni fallite del mondo, in particolar modo Occidentali ed Europee, basate su dominio e supervisione, sono imposizioni di appartenenza e di (legittima) collocazione.
In questa occasione, la curatrice Essence Harden invita ad interrogarsi sull’assenza di luogo (placelessness) e su come questo gruppo di artisti affronta la sfera dell’insostenibile. Se “vedere la terra, significa vedere come la terra”, allora qual è il potenziale radicale dell’abitare, “la vista dal nulla”? Non si presuppone che gli artisti della diaspora africana, latina e indigena americana siano legati a questo regno della conoscenza. Viene, invece, posta la domanda come, in particolare, gli artisti coinvolti abitano ed estendono lo spazio come epifenomeno all’interno delle loro opere, tracciando elasticità ed espansione, questioni topologiche, anziché ordine e gerarchia.
La collettiva presenta la risposta dei nove artisti attraverso una molteplicità di esperienze sensoriali.
Khari Johnson-Ricks, Opera_028bKhari Jhonson-Ricks
Softness in solitude and gratitude for self, 2022
Watercolor and graphite on watercolor paper cutout
157.5 x 165.1 cm
62 x 65 in
(KJR002)
Adee Roberson, Opera_020b
Khalif Tahir Thompson, Opera_014aKHALIF TAHIR THOMPSON
Pastor Jones and Friends, 2021
Oil, pastel, chalk, spray paint, foil, wax, fabric, leather, newsprint, stencil, stamp, handmade paper (abaca, cotton) on canvas
162.6 x 264.2 x 5.1 cm
64 x 104 x 2 in
(KTH001)
Natalie Ball, Opera_009bNATALIE BALL
Coin Purse, 2021
deer hide, rope, horsehair, chenille, beads, leather
90 x 50 x 14 cm
35 3/8 x 19 3/4 x 5 1/2 in
(NBA002)
Khalif Tahir Thompson, Opera_004bKHALIF TAHIR THOMPSON
Body & Soul, 2022
Oil, pastel, chalk, spray paint, foil, wax, fabric, leather, newsprint, stencil, stamp, handmade paper (abaca, cotton) on canvas
106.7 x 144.8 x 5.1 cm
42 x 57 x 2 in
(KTH002)
Opera_053
Opera_001a
Opera_038b
Ambrose Rhapsody Murray, Opera_024a
Opera_032a
Opera_043a
Opera_047a
Devin N. Morris, Opera_061aSuiting, found door
213.4 x 76.2 x 40.6 cm
84 x 30 x 16 in
Opera_066a
Opera_069a
Opera_072a
Opera_075a
Opera_078a
Opera_081a
Natalie Ball (1980, Portland, Oregon, USA) vive e lavora tra l’Oregon meridionale e la California settentrionale. Si è laureata in Indigenous, Race & Ethnic Studies & Art presso l’Università dell’Oregon, USA (2005). Nel 2010 ha conseguito un master incentrato sull’arte contemporanea indigena presso la Massey University di Aotearoa, in Nuova Zelanda. Nel 2018 Natalie ha conseguito un master in pittura e stampa presso la Yale School of Art, negli Stati Uniti. La pratica artistica di Ball comprende arte installativa, performance art, arte tessile a tecnica mista, scultura, pittura e stampa. Il suo lavoro è radicato nel suo patrimonio di cittadina afro-indigena della Nazione Klamath e utilizza materiali e narrazioni che rimandano ai suoi antenati. Cerca di complicare e ampliare la comprensione della cultura, dell’identità e della rappresentazione indigena. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale in sedi quali: Sadie Coles HQ, Londra, Regno Unito (2021); Wentrup Gallery, Berlino, Germania (2021); Blum & Poe, Los Angeles, California, USA (2020); Half Gallery, New York, New York, USA (2020); Vancouver Art Gallery, British Columbia, Canada (2019); Gagosian, New York, New York, USA (2019); Seattle Art Museum, Washington, USA (2019); Almine Rech Gallery, Parigi, Francia (2019) e SculptureCenter, New York, New York, USA (2019). Natalie Ball ha ricevuto la Joan Mitchell Foundation Grant for Painters & Sculptors 2020 e la Hallie Ford Foundation Fellow 2020 dalla Ford Family Foundation. Le sue opere fanno parte di diverse collezioni prestigiose come: Whitney Museum of American Art, New York, New York, USA; Seattle Art Museum, Seattle, Washington, USA; Rubell Museum. Miami, Florida, USA e KunstMuseum Basel, Basilea, Svizzera, tra gli altri.
Natalie Ball (1980, Portland, Oregon, USA) vive e lavora tra l’Oregon meridionale e la California settentrionale. Si è laureata in Indigenous, Race & Ethnic Studies & Art presso l’Università dell’Oregon, USA (2005). Nel 2010 ha conseguito un master incentrato sull’arte contemporanea indigena presso la Massey University di Aotearoa, in Nuova Zelanda. Nel 2018 Natalie ha conseguito un master in pittura e stampa presso la Yale School of Art, negli Stati Uniti. La pratica artistica di Ball comprende arte installativa, performance art, arte tessile a tecnica mista, scultura, pittura e stampa. Il suo lavoro è radicato nel suo patrimonio di cittadina afro-indigena della Nazione Klamath e utilizza materiali e narrazioni che rimandano ai suoi antenati. Cerca di complicare e ampliare la comprensione della cultura, dell’identità e della rappresentazione indigena. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale e internazionale in sedi quali: Sadie Coles HQ, Londra, Regno Unito (2021); Wentrup Gallery, Berlino, Germania (2021); Blum & Poe, Los Angeles, California, USA (2020); Half Gallery, New York, New York, USA (2020); Vancouver Art Gallery, British Columbia, Canada (2019); Gagosian, New York, New York, USA (2019); Seattle Art Museum, Washington, USA (2019); Almine Rech Gallery, Parigi, Francia (2019) e SculptureCenter, New York, New York, USA (2019). Natalie Ball ha ricevuto la Joan Mitchell Foundation Grant for Painters & Sculptors 2020 e la Hallie Ford Foundation Fellow 2020 dalla Ford Family Foundation. Le sue opere fanno parte di diverse collezioni prestigiose come: Whitney Museum of American Art, New York, New York, USA; Seattle Art Museum, Seattle, Washington, USA; Rubell Museum. Miami, Florida, USA e KunstMuseum Basel, Basilea, Svizzera, tra gli altri.

Ambrose Rhapsody Murray (1996, Jacksnonville, Florida, Stati Uniti d’America) vive e lavora fra North Carolina e Florida. L’artista si laurea in Studi Afro – Americani presso lo Yale College nel 2018 e in Belle Arti al Central Saint Martins di Londra, Regno Unito nel 2016.
Le pratiche del cucito, la pittura, il collage e la sperimentazione materica, luogo d’incontro del misticismo e della spiritualità, informano la loro arte divenendone la forza costitutiva. Recentemente il loro lavoro è fortemente votato al collage tessile su larga scala, connesso ad un processo di esplorazione del nostro corpo e delle nostre terre, come luoghi di memoria storica e dal potenziale mistico ed immaginifico. La loro poetica dedicata alle storie, vite e corpi delle ragazze nere, le donne e il popolo queer, si radica in un’etica fatta di cura, reverenza, intimità, viaggio attraverso il tempo, guarigione, dolore e attenzione alle storie dei defunti.
Ambrose Murray ha esposto in musei e gallerie fra i quali: Nasher Museum of Art, Durham, Carolina del Nord, USA (2022); Fridman Gallery, New York, New York, USA (2021); N’Namdi Contemporary, Miami, Florida, USA (2021); Jeffrey Deitch, Miami, Florida, USA (2021); Morán Morán Gallery, Città del Messico, Messico (2021); Yale Afro-American Cultural Center, New Haven, USA (2017).
Ha ricevuto numerosi premi fra cui l’Alternate ROOTS Project Development Awards (2020); SpiritHouse Inc. Sankofa Cultural Alchemist Award, Durham, Carolina del Nord (2019); Gordon Grand and Cohen Public Service Fellowships (2018/2019); Yale Center for Collaborative Arts & Media Interdisciplinary Arts Award (2017); Tsai Center for Innovative Thinking Innovation Award (2017) e Presidential Scholar in the Arts (2014).
Ambrose Rhapsody Murray (1996, Jacksnonville, Florida, Stati Uniti d’America) vive e lavora fra North Carolina e Florida. L’artista si laurea in Studi Afro – Americani presso lo Yale College nel 2018 e in Belle Arti al Central Saint Martins di Londra, Regno Unito nel 2016.
Le pratiche del cucito, la pittura, il collage e la sperimentazione materica, luogo d’incontro del misticismo e della spiritualità, informano la loro arte divenendone la forza costitutiva. Recentemente il loro lavoro è fortemente votato al collage tessile su larga scala, connesso ad un processo di esplorazione del nostro corpo e delle nostre terre, come luoghi di memoria storica e dal potenziale mistico ed immaginifico. La loro poetica dedicata alle storie, vite e corpi delle ragazze nere, le donne e il popolo queer, si radica in un’etica fatta di cura, reverenza, intimità, viaggio attraverso il tempo, guarigione, dolore e attenzione alle storie dei defunti.
Ambrose Murray ha esposto in musei e gallerie fra i quali: Nasher Museum of Art, Durham, Carolina del Nord, USA (2022); Fridman Gallery, New York, New York, USA (2021); N’Namdi Contemporary, Miami, Florida, USA (2021); Jeffrey Deitch, Miami, Florida, USA (2021); Morán Morán Gallery, Città del Messico, Messico (2021); Yale Afro-American Cultural Center, New Haven, USA (2017).
Ha ricevuto numerosi premi fra cui l’Alternate ROOTS Project Development Awards (2020); SpiritHouse Inc. Sankofa Cultural Alchemist Award, Durham, Carolina del Nord (2019); Gordon Grand and Cohen Public Service Fellowships (2018/2019); Yale Center for Collaborative Arts & Media Interdisciplinary Arts Award (2017); Tsai Center for Innovative Thinking Innovation Award (2017) e Presidential Scholar in the Arts (2014).

Khari Johnson-Ricks (1994, New Jersey, USA) vive e lavora nel New Jersey. Si è laureato in Belle Arti all’Hunter College di New York nel 2019 e ha studiato Animazione e Illustrazione alla Montclair State University, Montclair, New Jersey nel 2016. Johnson-Ricks è un artista multimediale la cui pratica si estende attraverso i media, tra cui pittura, performance, murales, zine e spazi notturni. In particolare crea scene intricate ed esuberanti da costruzioni di carta dipinte con inchiostro di gommalacca e acquerello. Esplorando il potenziale illusorio della carta, le opere sfruttano la piattezza grafica del mezzo per creare due forme di profondità. In situ, i suoi tableaux appaiono come portali verso regni onirici, mentre passaggi di carta vuota riportano lo spettatore nel piano materiale dell’opera. I temi che esplora spaziano dalla famiglia alla comunità, dall’amicizia alla vita in generale, ispirandosi anche alle tradizioni del movimento vernacolare e alle pratiche delle arti marziali. Le composizioni dell’artista diventano testimonianze dell’irrefrenabile impulso dell’immaginazione a metabolizzare, reinventare e trascendere. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, alla Night Gallery, Los Angeles, USA (2021); alla Catinca Tabacaru Gallery, New York, USA (2020); alla Jeffrey Deitch, Los Angeles, California, USA (2019); alla Special Special, New York, New York, USA (2018); alla Elizabeth Foundation, New York, New York, USA (2017). Ha realizzato murales pubblici per la città di Newark nell’ambito dei progetti “Model Neighborhood Initiative” e “Gateways to Newark” del sindaco Ras Baraka. Le sue zine sono presenti nelle collezioni della Thomas J Watson Library del Metropolitan Museum of Art di New York, della Whitney Museum of American Art Library di New York e della MOMA Library di New York.
Khari Johnson-Ricks (1994, New Jersey, USA) vive e lavora nel New Jersey. Si è laureato in Belle Arti all’Hunter College di New York nel 2019 e ha studiato Animazione e Illustrazione alla Montclair State University, Montclair, New Jersey nel 2016. Johnson-Ricks è un artista multimediale la cui pratica si estende attraverso i media, tra cui pittura, performance, murales, zine e spazi notturni. In particolare crea scene intricate ed esuberanti da costruzioni di carta dipinte con inchiostro di gommalacca e acquerello. Esplorando il potenziale illusorio della carta, le opere sfruttano la piattezza grafica del mezzo per creare due forme di profondità. In situ, i suoi tableaux appaiono come portali verso regni onirici, mentre passaggi di carta vuota riportano lo spettatore nel piano materiale dell’opera. I temi che esplora spaziano dalla famiglia alla comunità, dall’amicizia alla vita in generale, ispirandosi anche alle tradizioni del movimento vernacolare e alle pratiche delle arti marziali. Le composizioni dell’artista diventano testimonianze dell’irrefrenabile impulso dell’immaginazione a metabolizzare, reinventare e trascendere. Le sue opere sono state esposte, tra l’altro, alla Night Gallery, Los Angeles, USA (2021); alla Catinca Tabacaru Gallery, New York, USA (2020); alla Jeffrey Deitch, Los Angeles, California, USA (2019); alla Special Special, New York, New York, USA (2018); alla Elizabeth Foundation, New York, New York, USA (2017). Ha realizzato murales pubblici per la città di Newark nell’ambito dei progetti “Model Neighborhood Initiative” e “Gateways to Newark” del sindaco Ras Baraka. Le sue zine sono presenti nelle collezioni della Thomas J Watson Library del Metropolitan Museum of Art di New York, della Whitney Museum of American Art Library di New York e della MOMA Library di New York.
Maria Maea vive e lavora a Los Angeles, California, USA, e la sua pratica multidisciplinare comprende la produzione, l’installazione e la performance. Maria Maea esplora l’ombra e il gioco attraverso una serie di modalità meditative, di durata, teatrali e di azione e, utilizzando film, sculture e movimenti, approfondisce la sua connessione con la fonte. Indaga i modi in cui ci impegniamo e vediamo noi stessi all’interno delle realtà costruite per noi e da noi. In quanto samoana-messicana, Maea si trova a cavallo tra diversi livelli di identità. Il suo lavoro opera come un’illuminazione sulla (dis)funzione del corpo bruno come merce capitalista, come una resistenza alla fissità somatica, un esame delle molteplicità della coscienza e della sopravvivenza come immigrati e americani di prima generazione. Il lavoro di Maea è stato presentato in mostre personali, collettive e performance in gallerie e istituzioni come: LaPau Gallery, Los Angeles, California, USA (2021); Arts District, Los Angeles, California, USA (2021); MOCA, Tucson, Arizona, USA (2021); Residency Art Gallery, Los Angeles, California, USA (2019); Coaxial Arts Foundation, Los Angeles, California, USA (2018); Commonwealth & Council Gallery, Los Angeles, California, USA (2018) e Club Pro Gallery, Los Angeles, California, USA (2017), tra le altre.
Maria Maea vive e lavora a Los Angeles, California, USA, e la sua pratica multidisciplinare comprende la produzione, l’installazione e la performance. Maria Maea esplora l’ombra e il gioco attraverso una serie di modalità meditative, di durata, teatrali e di azione e, utilizzando film, sculture e movimenti, approfondisce la sua connessione con la fonte. Indaga i modi in cui ci impegniamo e vediamo noi stessi all’interno delle realtà costruite per noi e da noi. In quanto samoana-messicana, Maea si trova a cavallo tra diversi livelli di identità. Il suo lavoro opera come un’illuminazione sulla (dis)funzione del corpo bruno come merce capitalista, come una resistenza alla fissità somatica, un esame delle molteplicità della coscienza e della sopravvivenza come immigrati e americani di prima generazione. Il lavoro di Maea è stato presentato in mostre personali, collettive e performance in gallerie e istituzioni come: LaPau Gallery, Los Angeles, California, USA (2021); Arts District, Los Angeles, California, USA (2021); MOCA, Tucson, Arizona, USA (2021); Residency Art Gallery, Los Angeles, California, USA (2019); Coaxial Arts Foundation, Los Angeles, California, USA (2018); Commonwealth & Council Gallery, Los Angeles, California, USA (2018) e Club Pro Gallery, Los Angeles, California, USA (2017), tra le altre.

Azikiwe Mohammed (1983, New York City, USA) vive e lavora a New York. La sua pratica multidisciplinare, che fonde pittura, fotografia, scultura, performance e oggetti trovati, dà la priorità alle esperienze, ai bisogni e alla soggettività delle persone di colore in America. L’artista spera di fornire un “servizio” alle persone di colore attraverso il suo lavoro, di creare oggetti ed esperienze che permettano loro di essere visti e di fare spazio all’ascolto.Il lavoro di Azikiwe Mohammed è stato esposto in mostre personali e collettive a livello nazionale e internazionale in sedi quali: la Yeh Art Gallery della St. John’s University, New York, New York, USA (2021); David Kordansky Gallery, Los Angeles, California, USA (2020); Anna Zorina Gallery, New York, New York, USA (2020); Elijah Wheat Showroom, Newburgh, New York, USA (2020); We Buy Gold, New York, New York, USA (2020); SCAD Museum of Art, Savannah, Georgia, USA (2019); Mindy Solomon Gallery, Miami, Florida, USA (2019); MoMa PS1, Queens, New York, USA (2018); Antenna Gallery, New Orleans, Louisiana, USA (2018); Ace Hotel Chicago, Illinois, USA (2018); Knockdown Center, Maspeth, New York, USA (2017) e Charlie James Gallery, Los Angeles, California, USA (2017). Mohammed ha ricevuto un Rauschenberg Artists Fund Grant nel 2021; il Rema Hort Mann Emerging Artist Grant nel 2016 e l’Art Matters Grant nel 2015.
Azikiwe Mohammed (1983, New York City, USA) vive e lavora a New York. La sua pratica multidisciplinare, che fonde pittura, fotografia, scultura, performance e oggetti trovati, dà la priorità alle esperienze, ai bisogni e alla soggettività delle persone di colore in America. L’artista spera di fornire un “servizio” alle persone di colore attraverso il suo lavoro, di creare oggetti ed esperienze che permettano loro di essere visti e di fare spazio all’ascolto.Il lavoro di Azikiwe Mohammed è stato esposto in mostre personali e collettive a livello nazionale e internazionale in sedi quali: la Yeh Art Gallery della St. John’s University, New York, New York, USA (2021); David Kordansky Gallery, Los Angeles, California, USA (2020); Anna Zorina Gallery, New York, New York, USA (2020); Elijah Wheat Showroom, Newburgh, New York, USA (2020); We Buy Gold, New York, New York, USA (2020); SCAD Museum of Art, Savannah, Georgia, USA (2019); Mindy Solomon Gallery, Miami, Florida, USA (2019); MoMa PS1, Queens, New York, USA (2018); Antenna Gallery, New Orleans, Louisiana, USA (2018); Ace Hotel Chicago, Illinois, USA (2018); Knockdown Center, Maspeth, New York, USA (2017) e Charlie James Gallery, Los Angeles, California, USA (2017). Mohammed ha ricevuto un Rauschenberg Artists Fund Grant nel 2021; il Rema Hort Mann Emerging Artist Grant nel 2016 e l’Art Matters Grant nel 2015.

Devin N. Morris (1986, Baltimora, Maryland, USA) vive e lavora a New York.
Ha studiato Fashion Merchandising alla University of Maryland Eastern Shore nel 2009 e si è laureato alla Towson University, Maryland, USA, in Giornalismo e Nuovi Media nel 2010. L’artista è interessato ad astrarre la vita americana e a sovvertire i sistemi di valori tradizionali attraverso l’esplorazione dell’identità razziale e sessuale in dipinti a tecnica mista, fotografie, scritti e video. Le sue opere danno priorità alle manifestazioni di innocenza personale e agli atti di gentilezza all’interno di paesaggi surreali e di elaborati ambienti drappeggiati che reimmaginano i confini sociali imposti alle interazioni maschili, platoniche e non. La memoria si radica inconsciamente nell’uso di materiali e tessuti domestici familiari, mentre lui li organizza simbolicamente. Ha partecipato a numerose mostre presso istituzioni e gallerie, tra cui: Deli Gallery, New York, New York, USA (2021); Lyles & King, New York, New York, USA (2021); PPOW Gallery, New York, New York, USA (2020); San Diego Arts Institute, San Diego, California, USA (2019); Hales Gallery, New York, New York, USA (2019); The New Museum, New York, New York, USA (2018); AC Institute, New York, New York, USA (2017); Terrault Contemporary, Baltimora, Maryland, USA (2017); MoMA PS1, New York, New York (2016); Yale School of Art, New Haven, Connecticut, USA (2016); George Washington University, Washington, D. C., USA (2016), tra gli altri. Devin N. Morris è il destinatario del Premio Artadia 2019 di New York. La sua mostra personale del 2017 presso Terrault Contemporary è stata inserita da Artforum tra le “Migliori del 2017” e nel 2017 è stato nominato da Time Magazine come uno dei “12 fotografi afroamericani che dovreste seguire”. Devin è anche l’editore della grande collaborazione 3 Dot Zine, una pubblicazione annuale che celebra il futuro delle minoranze.
Devin N. Morris (1986, Baltimora, Maryland, USA) vive e lavora a New York.
Ha studiato Fashion Merchandising alla University of Maryland Eastern Shore nel 2009 e si è laureato alla Towson University, Maryland, USA, in Giornalismo e Nuovi Media nel 2010. L’artista è interessato ad astrarre la vita americana e a sovvertire i sistemi di valori tradizionali attraverso l’esplorazione dell’identità razziale e sessuale in dipinti a tecnica mista, fotografie, scritti e video. Le sue opere danno priorità alle manifestazioni di innocenza personale e agli atti di gentilezza all’interno di paesaggi surreali e di elaborati ambienti drappeggiati che reimmaginano i confini sociali imposti alle interazioni maschili, platoniche e non. La memoria si radica inconsciamente nell’uso di materiali e tessuti domestici familiari, mentre lui li organizza simbolicamente. Ha partecipato a numerose mostre presso istituzioni e gallerie, tra cui: Deli Gallery, New York, New York, USA (2021); Lyles & King, New York, New York, USA (2021); PPOW Gallery, New York, New York, USA (2020); San Diego Arts Institute, San Diego, California, USA (2019); Hales Gallery, New York, New York, USA (2019); The New Museum, New York, New York, USA (2018); AC Institute, New York, New York, USA (2017); Terrault Contemporary, Baltimora, Maryland, USA (2017); MoMA PS1, New York, New York (2016); Yale School of Art, New Haven, Connecticut, USA (2016); George Washington University, Washington, D. C., USA (2016), tra gli altri. Devin N. Morris è il destinatario del Premio Artadia 2019 di New York. La sua mostra personale del 2017 presso Terrault Contemporary è stata inserita da Artforum tra le “Migliori del 2017” e nel 2017 è stato nominato da Time Magazine come uno dei “12 fotografi afroamericani che dovreste seguire”. Devin è anche l’editore della grande collaborazione 3 Dot Zine, una pubblicazione annuale che celebra il futuro delle minoranze.

Elise Peterson (1988, Washington, D.C., USA) vive e lavora a Los Angeles. L’artista ha studiato alla Howard University di Washington D.C. e alla Parsons School of Design di New York. Peterson è un’artista multidisciplinare che lavora con installazioni, sculture, collage, audio registrati e immagini in movimento. La sua pratica visiva incapsula momenti di storia intima, privi di tempi lineari, incollati contro portali di fantasia, unendo momenti di esistenza interna ed esterna. Dal punto di vista sociale, il suo obiettivo è continuare a usare l’arte come piattaforma per la giustizia sociale, rendendo l’arte accessibile a tutti attraverso mostre di opere pubbliche e non solo. Peterson ha partecipato a mostre collettive in istituzioni e gallerie, tra cui lo Studio Museum di Harlem, New York, New York, USA (2019); Baxter St al Camera Club di New York, New York, USA (2019); Paul Kasmin Gallery New York, New York, USA (2018) e Suite 7a Gallery, Sydney, Australia (2018). Opere pubbliche sono state realizzate a Central Park, New York, USA; Manhattan Bridge, New York, USA; Fort Gansevoort, New York, USA; Baie Saint Paul, Quebec, Canada e Orchard St. Mural, New York, USA. Elise continua a indagare e a collegare le sfumature dell’esperienza umana attraverso una pratica illimitata della narrazione. Ha illustrato per istanza due libri per bambini: “The Nightlife of Jacuzzi Gasket”, Dottir Press (2019) e “How Mamas Love Their Babies”, Feminist Press (2018). L’artista è anche cofondatrice di Cool Moms, un podcast incentrato sulle madri che danno priorità sia alle loro passioni che alla genitorialità, attualmente in residenza mensile presso Soho House.
Elise Peterson (1988, Washington, D.C., USA) vive e lavora a Los Angeles. L’artista ha studiato alla Howard University di Washington D.C. e alla Parsons School of Design di New York. Peterson è un’artista multidisciplinare che lavora con installazioni, sculture, collage, audio registrati e immagini in movimento. La sua pratica visiva incapsula momenti di storia intima, privi di tempi lineari, incollati contro portali di fantasia, unendo momenti di esistenza interna ed esterna. Dal punto di vista sociale, il suo obiettivo è continuare a usare l’arte come piattaforma per la giustizia sociale, rendendo l’arte accessibile a tutti attraverso mostre di opere pubbliche e non solo. Peterson ha partecipato a mostre collettive in istituzioni e gallerie, tra cui lo Studio Museum di Harlem, New York, New York, USA (2019); Baxter St al Camera Club di New York, New York, USA (2019); Paul Kasmin Gallery New York, New York, USA (2018) e Suite 7a Gallery, Sydney, Australia (2018). Opere pubbliche sono state realizzate a Central Park, New York, USA; Manhattan Bridge, New York, USA; Fort Gansevoort, New York, USA; Baie Saint Paul, Quebec, Canada e Orchard St. Mural, New York, USA. Elise continua a indagare e a collegare le sfumature dell’esperienza umana attraverso una pratica illimitata della narrazione. Ha illustrato per istanza due libri per bambini: “The Nightlife of Jacuzzi Gasket”, Dottir Press (2019) e “How Mamas Love Their Babies”, Feminist Press (2018). L’artista è anche cofondatrice di Cool Moms, un podcast incentrato sulle madri che danno priorità sia alle loro passioni che alla genitorialità, attualmente in residenza mensile presso Soho House.

Adee Roberson (1981, West Palm Beach, Florida, USA) è un’artista interdisciplinare con sede a Los Angeles. Il suo lavoro è una meditazione sul simbolismo e sulla consistenza; sintetizzando performance e installazioni, fonde vibrazioni e visioni in technicolor sotto forma di dipinti astratti, video, collage, suoni e sculture morbide. Queste opere offrono una linea temporale rifratta del movimento diasporico nero, intrecciando archivi sonori e familiari con il paesaggio, il ritmo e lo spirito. Questo linguaggio visivo è un modo per elaborare la visceralità del dolore, della celebrazione, del trauma e della guarigione. Ha esposto e si è esibita in numerose sedi, tra cui: UTA Artist Space, Los Angeles, California, USA (2021); Palm Springs Art Museum, Palm Springs, California, USA (2019); Human Resources, Los Angeles, California, USA (2019); Art Gallery of Ontario, Toronto, Canada (2019); Antenna Gallery, New Orleans, Louisiana, USA (2018); Contemporary Art Center New Orleans, New Orleans, Louisiana, USA (2018); MOCA Los Angeles, Los Angeles, California, USA(2018); Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco, California, USA (2017); Project Row Houses, Houston, Texas, USA (2017); Charlie James Gallery, Los Angeles, California, USA (2017) e Portland Institute of Contemporary Art, Portland, Oregon, USA (2016). Adee è stata Artist-In-Residence presso Echo Park Film Center, Los Angeles, California, USA; Treehouse Lagos, Nigeria; e ACRE, Wisconsin, USA. Ha ricevuto il New York Foundation for the Arts Cutting Edge Grant nel 2019 e il Los Angeles Artadia Award nel 2021.
Adee Roberson (1981, West Palm Beach, Florida, USA) è un’artista interdisciplinare con sede a Los Angeles. Il suo lavoro è una meditazione sul simbolismo e sulla consistenza; sintetizzando performance e installazioni, fonde vibrazioni e visioni in technicolor sotto forma di dipinti astratti, video, collage, suoni e sculture morbide. Queste opere offrono una linea temporale rifratta del movimento diasporico nero, intrecciando archivi sonori e familiari con il paesaggio, il ritmo e lo spirito. Questo linguaggio visivo è un modo per elaborare la visceralità del dolore, della celebrazione, del trauma e della guarigione. Ha esposto e si è esibita in numerose sedi, tra cui: UTA Artist Space, Los Angeles, California, USA (2021); Palm Springs Art Museum, Palm Springs, California, USA (2019); Human Resources, Los Angeles, California, USA (2019); Art Gallery of Ontario, Toronto, Canada (2019); Antenna Gallery, New Orleans, Louisiana, USA (2018); Contemporary Art Center New Orleans, New Orleans, Louisiana, USA (2018); MOCA Los Angeles, Los Angeles, California, USA(2018); Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco, California, USA (2017); Project Row Houses, Houston, Texas, USA (2017); Charlie James Gallery, Los Angeles, California, USA (2017) e Portland Institute of Contemporary Art, Portland, Oregon, USA (2016). Adee è stata Artist-In-Residence presso Echo Park Film Center, Los Angeles, California, USA; Treehouse Lagos, Nigeria; e ACRE, Wisconsin, USA. Ha ricevuto il New York Foundation for the Arts Cutting Edge Grant nel 2019 e il Los Angeles Artadia Award nel 2021.

Khalif Tahir Thompson è nato, vive e lavora a New York City, USA. Si è laureato in Pittura e Disegno al SUNY Purchase College di New York. La pratica dell’artista si concentra sulla ritrattistica e sulla figurazione, con soggetti che includono la famiglia, gli amici e le figure culturali collocate in ambienti costruiti. Lavora con la pittura a olio, incorporando tecniche miste, collage e carta fatta a mano per costruire gli ambienti astratti in cui i personaggi esistono. Khalif Tahir Thompson ritiene che la pittura possa essere uno strumento per considerare la complessità emotiva e psicologica della storia e dell’identità di un individuo. Crea immagini che collegano l’individuo al regno dell’altro, alterando la percezione e invocando l’empatia verso i suoi soggetti, ritraendo la loro realtà attraverso una lente viscerale. L’artista è stato incluso in mostre e collezioni come The Grant Hill Collection, Orlando, Florida, USA (2021); “BUTTER” Fine Art Fair, Indianapolis, Indiana, USA (2021); HMAAC – Houston Museum of African American Culture, Houston, Texas, USA (2021); The Columbus Museum of Art – Permanent Collection, Columbus, Ohio, USA (2020); 20/20 Gallery, New York, New York, USA (2019). Khalif Tahir Thompson ha recentemente ricevuto la NYSCA/NYFA Artist Fellowship in Painting (2021); Culture Push, Associated Artist (2020); Abrons Arts Center Black and Indigenous Artists Fund (2020) e Brooklyn Arts Council (BAF) Recipient (2020).
Khalif Tahir Thompson è nato, vive e lavora a New York City, USA. Si è laureato in Pittura e Disegno al SUNY Purchase College di New York. La pratica dell’artista si concentra sulla ritrattistica e sulla figurazione, con soggetti che includono la famiglia, gli amici e le figure culturali collocate in ambienti costruiti. Lavora con la pittura a olio, incorporando tecniche miste, collage e carta fatta a mano per costruire gli ambienti astratti in cui i personaggi esistono. Khalif Tahir Thompson ritiene che la pittura possa essere uno strumento per considerare la complessità emotiva e psicologica della storia e dell’identità di un individuo. Crea immagini che collegano l’individuo al regno dell’altro, alterando la percezione e invocando l’empatia verso i suoi soggetti, ritraendo la loro realtà attraverso una lente viscerale. L’artista è stato incluso in mostre e collezioni come The Grant Hill Collection, Orlando, Florida, USA (2021); “BUTTER” Fine Art Fair, Indianapolis, Indiana, USA (2021); HMAAC – Houston Museum of African American Culture, Houston, Texas, USA (2021); The Columbus Museum of Art – Permanent Collection, Columbus, Ohio, USA (2020); 20/20 Gallery, New York, New York, USA (2019). Khalif Tahir Thompson ha recentemente ricevuto la NYSCA/NYFA Artist Fellowship in Painting (2021); Culture Push, Associated Artist (2020); Abrons Arts Center Black and Indigenous Artists Fund (2020) e Brooklyn Arts Council (BAF) Recipient (2020).

- Levi van Veluw
- Omar Mismar












































