ENDGAME
La galleria Secci è lieta di presentare ENDGAME, mostra collettiva che espone le opere di Nigel Cooke, Cullinan Richards, Daria Dmytrenko, Kevin Francis Gray, Egle Jauncems, Victoria Morton, Lena Pomford, Tal Regev, Alissa Volchkova, and Stanley Whitney, a cura di Kevin Francis Gray. Ispirata all’omonimo capolavoro di Samuel Beckett, la mostra di disegni, dipinti, sculture e installazioni avrà luogo nella galleria di Pietrasanta (via G. Garibaldi, 10) e all’interno della Warehouse (via Sarzanese, 23) il 21 luglio 2023 e durerà fino al 3 settembre 2023.
Il titolo della presentazione cita il teatro dell’assurdo di Beckett, Endgame (Fin de partie, 1957). Sebbene in apparenza di facile lettura, il testo in realtà approfondisce, tramite analogie e ripetizioni, temi esistenziali come la necessità di decifrare il significato della condizione umana e il suo sistema di simboli e codici. La mostra ripropone la struttura e il linguaggio dell’atto unico: ambientato in uno spazio ristretto, mette in scena un dialogo in cui la dialettica sembra ridotta a uno scambio fine a sé stesso. Il pubblico attende con insistenza che accada qualcosa, alla ricerca di un significato da cui imparare, ma come ci insegna Beckett, non c’è nulla da spiegare, tutto viene detto attraverso l’opera.
Il dialogo tra i lavori è generoso, scandito da un lessico semi-astratto fatto di movimenti e segni ricorrenti. Linee intricate avvolgono la recente pratica di Nigel Cooke: ‘Tento di catturare questo groviglio di cose in segni in codice […] in una sorta di linguaggio personale che abbia un senso […]. Sembra che parli di come è la vita.’ Le linee si scompongono in segni nelle indagini spaziali e cromatiche di Victoria Morton, delineandosi in strutture interne sospese che simultaneamente legano e dividono il piano pittorico attraverso sfumature sovrapposte. La composizione di segni e le ripetizioni delle loro forme costruiscono motivi riconoscibili che, nella pratica di Cullinan Richards e Alissa Volchkova, sconfinano dal singolo lavoro per invadere il prossimo. Nella pittura gestuale di Cullinan Richards, il motivo triangolare occupa le tele, raddoppiando e oscillando tra i fantasmi della figurazione e un’astrazione femminile. Una serie di linee morbide e profili irregolari trovano la loro forma tridimensionale nei vasi vivaci di Volchkova, dove le macchie di colore determinano la struttura dei pezzi.
‘Lo spazio sta nel colore’ secondo Stanley Whitney, i cui blocchi di tonalità brillanti abbozzano forme all’interno di forme, delineandosi in griglie astratte. ‘Volevo dipingere tutto, e con l’arte astratta non dipingi nulla in particolare, quindi sembrava possibile.’ Whitney si sforza di trovare la libertà lavorando entro limiti autoimposti; il senso di costrizione dato della struttura è compensato dalle infinite possibilità delle tinte. Mentre per Whitney la griglia svolge il ruolo di cornice, nei dipinti di Egle Jauncems diventa parte del supporto pittorico, uno strumento attraverso il quale confrontarsi con le possibilità del materiale e, al tempo stesso, con l’immagine dipinta. Strisce di tela colorate si intrecciano in una scacchiera di linee intricate l’una con l’altra, in un gioco intercambiabile di comparsa e scomparsa. Beckett era un abile giocatore di scacchi e trattava il palcoscenico come la scacchiera. Questa combina il libero gioco dell’immaginazione con un rigido ordine di regole, dove le figure sono allo stesso tempo libere e assoggettate, capaci di grandi cose, ma al contempo condannate. Non a caso, “endgame” è la fase finale del gioco degli scacchi, quando le strategie passano dalla pianificazione a lungo termine a mosse più concrete in vista di uno scacco matto. Si tratta di una fase critica che richiede la comprensione delle strutture e la capacità di smantellarle, un calcolo definito e manovre precise.
L’analogia degli scacchi in Endgame non solo tocca temi esistenziali, ma rafforza anche l’idea della scomposizione della figura umana. Beckett scompone deliberatamente le nozioni tradizionali di carattere, identità e fisicità, sfidando le aspettative del pubblico su ciò che una figura dovrebbe rappresentare.
Allo stesso modo, Kevin Francis Gray scompone la figurazione in simboli e forme del corpo riconoscibili, incarnando le molteplici sfaccettature della mente nei suoi disegni scultorei. Nelle composizioni luminose ed eteree di Tal Regev, il processo di decostruzione avviene attraverso l’atto di stratificazione. Forme biomorfe, che evocano ed elidono l’interpretazione figurativa, emanano barlumi di profili umani e forme talismaniche simili a serpenti, ‘Sono interessata […] all’immagine e al suo annullamento, al segno e la sua cancellazione, l’azione e la traccia che lascia.’ Daria Dmytrenko e Lena Pomford giocano con la figurazione per catturare e dare forma all’inconscio, all’ignoto e ai ricordi, attraverso profili umani appena accennati, creature chimeriche e ambienti mistici.
La mostra identifica nelle opere d’arte il concetto di “endgame”, la finalità della pratica artistica, dove ‘la fine è l’inizio e tuttavia si va avanti’ (Samuel Beckett). Le opere catturano intenzioni, idee, punti di vista ed emozioni in un’instancabile ricerca di espressione e significato dell’assurdità della vita. Questo diventa spiegabile come una serie diagrammatica di segni e simboli identificabili, gesti monotoni e motivi ricorrenti.
ENDGAME fa parte di una serie di mostre collettive a cura di Kevin Francis Gray che riunisce i suoi colleghi, concentrandosi sugli artisti che lo hanno ispirato e continuano a farlo.
La galleria Secci è lieta di presentare ENDGAME, mostra collettiva che espone le opere di Nigel Cooke, Cullinan Richards, Daria Dmytrenko, Kevin Francis Gray, Egle Jauncems, Victoria Morton, Lena Pomford, Tal Regev, Alissa Volchkova, and Stanley Whitney, a cura di Kevin Francis Gray. Ispirata all’omonimo capolavoro di Samuel Beckett, la mostra di disegni, dipinti, sculture e installazioni avrà luogo nella galleria di Pietrasanta (via G. Garibaldi, 10) e all’interno della Warehouse (via Sarzanese, 23) il 21 luglio 2023 e durerà fino al 3 settembre 2023.
Il titolo della presentazione cita il teatro dell’assurdo di Beckett, Endgame (Fin de partie, 1957). Sebbene in apparenza di facile lettura, il testo in realtà approfondisce, tramite analogie e ripetizioni, temi esistenziali come la necessità di decifrare il significato della condizione umana e il suo sistema di simboli e codici. La mostra ripropone la struttura e il linguaggio dell’atto unico: ambientato in uno spazio ristretto, mette in scena un dialogo in cui la dialettica sembra ridotta a uno scambio fine a sé stesso. Il pubblico attende con insistenza che accada qualcosa, alla ricerca di un significato da cui imparare, ma come ci insegna Beckett, non c’è nulla da spiegare, tutto viene detto attraverso l’opera.
Il dialogo tra i lavori è generoso, scandito da un lessico semi-astratto fatto di movimenti e segni ricorrenti. Linee intricate avvolgono la recente pratica di Nigel Cooke: ‘Tento di catturare questo groviglio di cose in segni in codice […] in una sorta di linguaggio personale che abbia un senso […]. Sembra che parli di come è la vita.’ Le linee si scompongono in segni nelle indagini spaziali e cromatiche di Victoria Morton, delineandosi in strutture interne sospese che simultaneamente legano e dividono il piano pittorico attraverso sfumature sovrapposte. La composizione di segni e le ripetizioni delle loro forme costruiscono motivi riconoscibili che, nella pratica di Cullinan Richards e Alissa Volchkova, sconfinano dal singolo lavoro per invadere il prossimo. Nella pittura gestuale di Cullinan Richards, il motivo triangolare occupa le tele, raddoppiando e oscillando tra i fantasmi della figurazione e un’astrazione femminile. Una serie di linee morbide e profili irregolari trovano la loro forma tridimensionale nei vasi vivaci di Volchkova, dove le macchie di colore determinano la struttura dei pezzi.
‘Lo spazio sta nel colore’ secondo Stanley Whitney, i cui blocchi di tonalità brillanti abbozzano forme all’interno di forme, delineandosi in griglie astratte. ‘Volevo dipingere tutto, e con l’arte astratta non dipingi nulla in particolare, quindi sembrava possibile.’ Whitney si sforza di trovare la libertà lavorando entro limiti autoimposti; il senso di costrizione dato della struttura è compensato dalle infinite possibilità delle tinte. Mentre per Whitney la griglia svolge il ruolo di cornice, nei dipinti di Egle Jauncems diventa parte del supporto pittorico, uno strumento attraverso il quale confrontarsi con le possibilità del materiale e, al tempo stesso, con l’immagine dipinta. Strisce di tela colorate si intrecciano in una scacchiera di linee intricate l’una con l’altra, in un gioco intercambiabile di comparsa e scomparsa. Beckett era un abile giocatore di scacchi e trattava il palcoscenico come la scacchiera. Questa combina il libero gioco dell’immaginazione con un rigido ordine di regole, dove le figure sono allo stesso tempo libere e assoggettate, capaci di grandi cose, ma al contempo condannate. Non a caso, “endgame” è la fase finale del gioco degli scacchi, quando le strategie passano dalla pianificazione a lungo termine a mosse più concrete in vista di uno scacco matto. Si tratta di una fase critica che richiede la comprensione delle strutture e la capacità di smantellarle, un calcolo definito e manovre precise.
L’analogia degli scacchi in Endgame non solo tocca temi esistenziali, ma rafforza anche l’idea della scomposizione della figura umana. Beckett scompone deliberatamente le nozioni tradizionali di carattere, identità e fisicità, sfidando le aspettative del pubblico su ciò che una figura dovrebbe rappresentare.
Allo stesso modo, Kevin Francis Gray scompone la figurazione in simboli e forme del corpo riconoscibili, incarnando le molteplici sfaccettature della mente nei suoi disegni scultorei. Nelle composizioni luminose ed eteree di Tal Regev, il processo di decostruzione avviene attraverso l’atto di stratificazione. Forme biomorfe, che evocano ed elidono l’interpretazione figurativa, emanano barlumi di profili umani e forme talismaniche simili a serpenti, ‘Sono interessata […] all’immagine e al suo annullamento, al segno e la sua cancellazione, l’azione e la traccia che lascia.’ Daria Dmytrenko e Lena Pomford giocano con la figurazione per catturare e dare forma all’inconscio, all’ignoto e ai ricordi, attraverso profili umani appena accennati, creature chimeriche e ambienti mistici.
La mostra identifica nelle opere d’arte il concetto di “endgame”, la finalità della pratica artistica, dove ‘la fine è l’inizio e tuttavia si va avanti’ (Samuel Beckett). Le opere catturano intenzioni, idee, punti di vista ed emozioni in un’instancabile ricerca di espressione e significato dell’assurdità della vita. Questo diventa spiegabile come una serie diagrammatica di segni e simboli identificabili, gesti monotoni e motivi ricorrenti.
ENDGAME fa parte di una serie di mostre collettive a cura di Kevin Francis Gray che riunisce i suoi colleghi, concentrandosi sugli artisti che lo hanno ispirato e continuano a farlo.








