Untitled Art

Eduardo Secci è lieta di annunciare la sua partecipazione a Untitled Art 2022. Per l’edizione di quest’anno, la galleria presenta un mix di artisti, coinvolti in progetti passati e nuovi, tra cui Marco De Sanctis, Daria Dmytrenko, Andrea Galvani, Joshua Hagler, Thameur Mejri, Radu Oreian, Edoardo Piermattei, Gio’ Pomodoro, Chris Soal, Michael Staniak, Levi Van Veluw.
La galleria si trova nello stand #A54.
Anteprima VIP:
Lunedì 28 novembre, dalle 13.00 alle 20.00.
Orari di apertura:
Martedì 29 novembre, dalle 11.00 alle 19.00.
Mercoledì 30 novembre, dalle 11.00 alle 19.00.
Giovedì 1 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Venerdì 2 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Sabato 3 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Posizione
Ocean Drive e 12th Street, Miami Beach, Florida
Eduardo Secci è lieta di annunciare la sua partecipazione a Untitled Art 2022. Per l’edizione di quest’anno, la galleria presenta un mix di artisti, coinvolti in progetti passati e nuovi, tra cui Marco De Sanctis, Daria Dmytrenko, Andrea Galvani, Joshua Hagler, Thameur Mejri, Radu Oreian, Edoardo Piermattei, Gio’ Pomodoro, Chris Soal, Michael Staniak, Levi Van Veluw.
La galleria si trova nello stand #A54.
Anteprima VIP:
Lunedì 28 novembre, dalle 13.00 alle 20.00.
Orari di apertura:
Martedì 29 novembre, dalle 11.00 alle 19.00.
Mercoledì 30 novembre, dalle 11.00 alle 19.00.
Giovedì 1 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Venerdì 2 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Sabato 3 dicembre, dalle 11:00 alle 19:00.
Posizione
Ocean Drive e 12th Street, Miami Beach, Florida
- SoldScopri il lavoro diMarco EusepiMarco EusepiNoto. Palazzo Trigona – Garden, Marco EusepiNoto. Palazzo Trigona - Garden, Marco Eusepi
- Eduardo Secci 3
- Wonder Buhle Mbambo, Eduardo Secci 13
- Radu Oreian, Eduardo Secci 12
- Daria Dmytrenko, Eduardo Secci 11
- Marco Eusepi, Noto. Palazzo Trigona – Garden, Marco EusepiNoto. Palazzo Trigona - Garden, Marco Eusepi
Daria Dmytrenko (1993, Dnipropetrovsk, Ukraine) lives and works in Venice. After receiving her initial artistic training in Dnipropetrovsk, she studied painting at the National Academy of Visual Arts and Architecture in Kyiv (2012-15) and graduated from the Academy of Fine Arts in Venice in 2021. Through her painting, the artist explores the visual expression of the subconscious, using intuitive impulses as a tool to bring forth deep memories and transform them into composition. Her works have been exhibited in several shows, including Journey to the Center of the Mind, Stems (Paris, 2024), What’s Behind the Gloom, Setareh (Düsseldorf, 2023), Degree Show II, Palazzo Monti (Brescia, 2021); Extraordinario, Vulcano agenzia VEGA (Venice, 2020); 103rd Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria Piazza San Marco (Venice, 2020); Spin Off, Calle Lunga Santa Caterina (Venice, 2019); Speculum Mundi, Davide Gallo (Milan, 2018); Upon a Time, Galleria Eduardo Secci (Florence, 2022); Fluuuuuido, Cassina Projects (Milan, 2022)
Daria Dmytrenko (1993, Dnipropetrovsk, Ukraine) lives and works in Venice. After receiving her initial artistic training in Dnipropetrovsk, she studied painting at the National Academy of Visual Arts and Architecture in Kyiv (2012-15) and graduated from the Academy of Fine Arts in Venice in 2021. Through her painting, the artist explores the visual expression of the subconscious, using intuitive impulses as a tool to bring forth deep memories and transform them into composition. Her works have been exhibited in several shows, including Journey to the Center of the Mind, Stems (Paris, 2024), What’s Behind the Gloom, Setareh (Düsseldorf, 2023), Degree Show II, Palazzo Monti (Brescia, 2021); Extraordinario, Vulcano agenzia VEGA (Venice, 2020); 103rd Collettiva Giovani Artisti, Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria Piazza San Marco (Venice, 2020); Spin Off, Calle Lunga Santa Caterina (Venice, 2019); Speculum Mundi, Davide Gallo (Milan, 2018); Upon a Time, Galleria Eduardo Secci (Florence, 2022); Fluuuuuido, Cassina Projects (Milan, 2022)

Michael Staniak è nato a Melbourne nel 1982 dove oggi vive e lavora. Ha ottenuto un BFA e un MFA presso il Victorian College of the Arts, Melbourne, così come anche un BA in Digital Media Communications presso la Middle Tennessee State University.
Staniak crea i dipinti principalmente a mano, costruisce texture con strati irregolari di gesso e poi dipinge la superficie in vari modi: i suoi dipinti hanno una strana somiglianza con le stampe digitali piatte. In effetti, bisogna vedere le opere da vicino per percepirne la trama e la profondità e, come tali, si comportano come dei trompe l’oeil contemporanei che confondono i nostri sensi. Alcuni dipinti utilizzano tuttavia metodi digitali di output e così facendo creano un dialogo tra due modi di produzione. Le sue opere esplorano una nuova estetica della pittura, influenzata dalle tecnologie digitali, inclusi touch pad, smartphone, personal computing e Internet.
Oltre all’identificazione di Staniak con un patrimonio storico-artistico che include pitture rupestri, antichi rilievi in marmo, minimalismo e drip paintings, aggiunge anche l’eredità degli artisti anni ’60 e ’70 del Sud della California delle correnti denominate Finish Fetish e Light and Space.
Staniak è stato protagonista di mostre personali presso la Galleria Eduardo Secci, Firenze (2018); Steve Turner Contemporary, Los Angeles (2017); Museo di Arte Contemporanea di St. Louis, St. Louis (2015); Galleria Annarunna, Napoli (2015); Artereal Gallery, Sydney (2014).
Tra le mostre collettive ricordiamo le esposizioni alle gallerie: Steve Turner Contemporary, Los Angeles (2018); Eduardo Secci Contemporary, Messico (2018); Homeostatis Pavilion, San Paolo, Brasile; The Journal Gallery, Brooklyn (2017); Gertrude Contemporary, Melbourne (2016); Blain Southern, Berlin (2015); The Moving Museum, Istanbul (2014); Kunsthalle Wien, Vienna (2014); Galleria Horton, New York (2013); Centro per l’arte contemporanea Northern Territory, Melbourne (2012).
Nel 2017, il Contemporary Art Museum di St. Louis ha pubblicato una monografia a dei suoi lavori, intitolata IMG_, che è stata poi riportata in numerose pubblicazioni, tra cui Artforum, Flashart Italy, Vault, Australia e Leap Beijing.
Michael Staniak è nato a Melbourne nel 1982 dove oggi vive e lavora. Ha ottenuto un BFA e un MFA presso il Victorian College of the Arts, Melbourne, così come anche un BA in Digital Media Communications presso la Middle Tennessee State University.
Staniak crea i dipinti principalmente a mano, costruisce texture con strati irregolari di gesso e poi dipinge la superficie in vari modi: i suoi dipinti hanno una strana somiglianza con le stampe digitali piatte. In effetti, bisogna vedere le opere da vicino per percepirne la trama e la profondità e, come tali, si comportano come dei trompe l’oeil contemporanei che confondono i nostri sensi. Alcuni dipinti utilizzano tuttavia metodi digitali di output e così facendo creano un dialogo tra due modi di produzione. Le sue opere esplorano una nuova estetica della pittura, influenzata dalle tecnologie digitali, inclusi touch pad, smartphone, personal computing e Internet.
Oltre all’identificazione di Staniak con un patrimonio storico-artistico che include pitture rupestri, antichi rilievi in marmo, minimalismo e drip paintings, aggiunge anche l’eredità degli artisti anni ’60 e ’70 del Sud della California delle correnti denominate Finish Fetish e Light and Space.
Staniak è stato protagonista di mostre personali presso la Galleria Eduardo Secci, Firenze (2018); Steve Turner Contemporary, Los Angeles (2017); Museo di Arte Contemporanea di St. Louis, St. Louis (2015); Galleria Annarunna, Napoli (2015); Artereal Gallery, Sydney (2014).
Tra le mostre collettive ricordiamo le esposizioni alle gallerie: Steve Turner Contemporary, Los Angeles (2018); Eduardo Secci Contemporary, Messico (2018); Homeostatis Pavilion, San Paolo, Brasile; The Journal Gallery, Brooklyn (2017); Gertrude Contemporary, Melbourne (2016); Blain Southern, Berlin (2015); The Moving Museum, Istanbul (2014); Kunsthalle Wien, Vienna (2014); Galleria Horton, New York (2013); Centro per l’arte contemporanea Northern Territory, Melbourne (2012).
Nel 2017, il Contemporary Art Museum di St. Louis ha pubblicato una monografia a dei suoi lavori, intitolata IMG_, che è stata poi riportata in numerose pubblicazioni, tra cui Artforum, Flashart Italy, Vault, Australia e Leap Beijing.

Marco Eusepi (Anzio, 1991) vive e lavora tra Anzio e Roma. Nel 2015 ha ottenuto il diploma in pittura e nel 2018 in grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua attuale ricerca indaga l’elemento naturale come pretesto per attivare una riflessione metalinguistica sulla pittura. Nella sua grammatica pittorica, la superficie diviene campo di decostruzione formale in cui i diversi piani si fondono mettendo in discussione le gerarchie compositive attraverso la creazione di nuovi organismi materici. Tra le mostre personali e bipersonali di Marco Eusepi: Galleria Eduardo Secci, Firenze (2021); Spaziomensa, Roma (2021); Albert Van Dyck Museum, Schilde, Anversa (2019). Tra le sue mostre collettive: Materia Nova, Roma nuove generazioni a confronto, Galleria d’Arte Moderna, Roma (2022); Ineffable Worlds, Tang Contemporary Art, Hong Kong (2021); Opening Exhibition, Spaziomensa, Roma (2020); Segno Contemporaneo, Dingyuan International Art Center, Pechino (2019); Academia Italia, VII Saint Petersburg International Cultural Forum, San Pietroburgo (2019); Hanji – opere in carta, Istituto di Cultura Coreano, Roma (2018); Masters salon painting, Royal Academy of Fine Arts, Anversa (2017).
Marco Eusepi (Anzio, 1991) vive e lavora tra Anzio e Roma. Nel 2015 ha ottenuto il diploma in pittura e nel 2018 in grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua attuale ricerca indaga l’elemento naturale come pretesto per attivare una riflessione metalinguistica sulla pittura. Nella sua grammatica pittorica, la superficie diviene campo di decostruzione formale in cui i diversi piani si fondono mettendo in discussione le gerarchie compositive attraverso la creazione di nuovi organismi materici. Tra le mostre personali e bipersonali di Marco Eusepi: Galleria Eduardo Secci, Firenze (2021); Spaziomensa, Roma (2021); Albert Van Dyck Museum, Schilde, Anversa (2019). Tra le sue mostre collettive: Materia Nova, Roma nuove generazioni a confronto, Galleria d’Arte Moderna, Roma (2022); Ineffable Worlds, Tang Contemporary Art, Hong Kong (2021); Opening Exhibition, Spaziomensa, Roma (2020); Segno Contemporaneo, Dingyuan International Art Center, Pechino (2019); Academia Italia, VII Saint Petersburg International Cultural Forum, San Pietroburgo (2019); Hanji – opere in carta, Istituto di Cultura Coreano, Roma (2018); Masters salon painting, Royal Academy of Fine Arts, Anversa (2017).

Marco De Sanctis (1983), vive e lavora a Bruxelles. l’artista ha studiato presso l’Accademia reale di Bruxelles, presso l’Hogeschool Sint-Lukas e presso l’Accademia di belle arti di Brera. I lavori di Marco de Sanctis affrontano le questioni relative al concetto di immagine e il processo creativo o la sua costruzione, attraverso le relazioni che si sviluppano tra il disegno, le diverse tecniche e l’ambiente circostante. Le sovrapposizioni sono seguite da tratti pazientemente realizzati che segnano il passare del tempo e creano nuovi ricordi, nuove tracce, nuove immagini. I lavori di Marco sono stati esposti in mostre personali e collettive sia a livello nazionale che internazionale in sedi quali: (2020) Appocundria, Dauwens & Beernaert gallery, Brussels, Be, (2019) Andante, Biennale de La Louviere, Be. (2018) Les Portes Royales, Arte su carta, Fiera d’arte, Boxar, Bruxelles, Be. Crepusculo, Artissima, Art Fair, Torino, Italia (2021) Art Rotterdam Fair, Van Nelle Fabriek, Rotterdam, Nl. (2020) Transalantico, Mana Centro d’arte contemporanea Jesey city, USA (2019), Ossessione, Palazzo Monti, Brescia Italia, (2018) Art Brussels[ edition. (2012), Museo ebraico, Bruxelles, Be.
Marco De Sanctis (1983), vive e lavora a Bruxelles. l’artista ha studiato presso l’Accademia reale di Bruxelles, presso l’Hogeschool Sint-Lukas e presso l’Accademia di belle arti di Brera. I lavori di Marco de Sanctis affrontano le questioni relative al concetto di immagine e il processo creativo o la sua costruzione, attraverso le relazioni che si sviluppano tra il disegno, le diverse tecniche e l’ambiente circostante. Le sovrapposizioni sono seguite da tratti pazientemente realizzati che segnano il passare del tempo e creano nuovi ricordi, nuove tracce, nuove immagini. I lavori di Marco sono stati esposti in mostre personali e collettive sia a livello nazionale che internazionale in sedi quali: (2020) Appocundria, Dauwens & Beernaert gallery, Brussels, Be, (2019) Andante, Biennale de La Louviere, Be. (2018) Les Portes Royales, Arte su carta, Fiera d’arte, Boxar, Bruxelles, Be. Crepusculo, Artissima, Art Fair, Torino, Italia (2021) Art Rotterdam Fair, Van Nelle Fabriek, Rotterdam, Nl. (2020) Transalantico, Mana Centro d’arte contemporanea Jesey city, USA (2019), Ossessione, Palazzo Monti, Brescia Italia, (2018) Art Brussels[ edition. (2012), Museo ebraico, Bruxelles, Be.

Levi van Veluw, nato nel 1985 a Hoevelaken (Paesi Bassi), vive e lavora ad Amsterdam. Dopo gli studi all’ArtEZ University of the Arts ad Arnhem (2007) concepisce lavori multidisciplinari, che includono installazioni scenografiche, fotografie, video, sculture e disegni. Van Veluw basa la sua pratica sull’idea di una realtà alternativa, creando un laboratorio visivo in cui sono presenti sia l’ordine che il caos. L’artista indaga la relatività della materia e attinge a teorie scientifiche e fisiche per affrontare dilemmi esistenziali. Le sue installazioni misteriose e sensoriali incoraggiano l’osservatore a riflettere sullo sviluppo di una nuova conoscenza, derivante dal desiderio di un universo regolato, pur riconoscendo l’impossibilità razionale del controllo totale.
Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo: Videocittà, Roma (2021); Eduardo Secci, Firenze (2020); Rijksmuseum Twenthe, Enschede, Paesi Bassi (2020); Praz-Delavallade, Parigi (2020); Het HEM, Zaandam, Paesi Bassi (2020); Tenuta Dello Scompiglio, Lucca (2019); Domaine de Kerguéhennec, Bignan, Francia (2018); La Galerie Particulière, Parigi (2017); Galerie Ron Mandos, Amsterdam (2019); Rosenfeld Porcini Gallery, Londra (2016). Tra le numerose mostre collettive: Museum Kranenburgh, Bergen, Paesi Bassi (2017); labellisée Normandie Impressonniste 2016, Jumièges, Francia; Museum de Fundatie, Zwolle, Paesi Bassi (2016); Maddox Arts, Londra (2015).
Van Veluw ha inoltre preso parte a importanti fiere internazionali come Zona Maco (2018); The Armory Show, New York (2017); Art Brussels (2016); Chicago Art Fair (2016); Volta Basel (2012) e the Barcelona Loop Fair Barcelona (2014).
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, come BoLe sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, come Borusan Contemporary Collection, Caldic Collection, Ekard Collection e KPMG Art Collection.
Levi van Veluw, nato nel 1985 a Hoevelaken (Paesi Bassi), vive e lavora ad Amsterdam. Dopo gli studi all’ArtEZ University of the Arts ad Arnhem (2007) concepisce lavori multidisciplinari, che includono installazioni scenografiche, fotografie, video, sculture e disegni. Van Veluw basa la sua pratica sull’idea di una realtà alternativa, creando un laboratorio visivo in cui sono presenti sia l’ordine che il caos. L’artista indaga la relatività della materia e attinge a teorie scientifiche e fisiche per affrontare dilemmi esistenziali. Le sue installazioni misteriose e sensoriali incoraggiano l’osservatore a riflettere sullo sviluppo di una nuova conoscenza, derivante dal desiderio di un universo regolato, pur riconoscendo l’impossibilità razionale del controllo totale.
Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo: Videocittà, Roma (2021); Eduardo Secci, Firenze (2020); Rijksmuseum Twenthe, Enschede, Paesi Bassi (2020); Praz-Delavallade, Parigi (2020); Het HEM, Zaandam, Paesi Bassi (2020); Tenuta Dello Scompiglio, Lucca (2019); Domaine de Kerguéhennec, Bignan, Francia (2018); La Galerie Particulière, Parigi (2017); Galerie Ron Mandos, Amsterdam (2019); Rosenfeld Porcini Gallery, Londra (2016). Tra le numerose mostre collettive: Museum Kranenburgh, Bergen, Paesi Bassi (2017); labellisée Normandie Impressonniste 2016, Jumièges, Francia; Museum de Fundatie, Zwolle, Paesi Bassi (2016); Maddox Arts, Londra (2015).
Van Veluw ha inoltre preso parte a importanti fiere internazionali come Zona Maco (2018); The Armory Show, New York (2017); Art Brussels (2016); Chicago Art Fair (2016); Volta Basel (2012) e the Barcelona Loop Fair Barcelona (2014).
Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, come BoLe sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private, come Borusan Contemporary Collection, Caldic Collection, Ekard Collection e KPMG Art Collection.

Giò Pomodoro (1930-2002) è nato il 17 novembre 1930 a Orciano di Pesaro, nel Montefeltro, vicino a Urbino.
Nel 1945 la sua famiglia si trasferisce a Pesaro, dove Gio’ frequenta l’Istituto Tecnico per Geometri, diplomandosi nel 1951. Fra il 1952 e il 1953 presta il servizio militare fra Siena, Bologna e Firenze. In quest’ultima città visita quotidianamente i musei e frequenta l’ambiente artistico che gravita attorno alla Galleria Numero, dove espone anche le sue prime ricerche “informali”.
Dopo la morte del padre Gio’ si stabilisce a Milano con la madre, la sorella e il fratello Arnaldo. L’ambiente artistico e culturale milanese che frequenta in questo periodo è particolarmente attivo. Dopo le mostre tenute insieme al fratello alla Galleria del Naviglio di Milano e alla Galleria Il Cavallino di Venezia, dirette dai fratelli Carlo e Renato Cardazzo, Gio’ è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia del 1956, dove espone una serie di argenti fusi su osso di seppia dedicati al poeta Ezra Pound, eseguiti a partire dal 1954.
L’anno successivo collabora attivamente alla rivista Il Gestoe partecipa alla mostra Arte Nuclearealla Galleria San Fedele di Milano. Con Dorazio, Novelli, Turcato, Tancredi, Perilli, Fontana e suo fratello Arnaldo andrà a organizzare le mostre del gruppo Continuità, presentate da Guido Ballo, Giulio Carlo Argan e Franco Russoli.
Nel 1958 una sua mostra personale, tenutasi alla Galleria del Naviglio, viene presentata dall’architetto Gio Ponti.
Alla morte della madre si trasferisce nello studio di via Orti 19, che condividerà con il fratello fino al 1964. Si distacca quindi dal gruppo costituito attorno alla rivista Il Gestoper divergenze teoriche e diverso indirizzo di ricerca. Esaurita l’indagine relativa al segno-gestoautomatico, Gio’ approfondisce il problema dell’organizzazione razionale dei Segni e del “far segni” in negativo con una serie di rilievi a cui darà il nome di Fluidità contrapposta. Uno di questi è esposto a Documenta II, a Kassel, nel 1959.
Nella seconda metà del ‘58 Gio’ studia e realizza le prime superfici in tensioneche presenta a Parigi alla Galerie Internationale d’Art Contemporain nel 1959. Sempre a Parigi, alla prima Biennale dei Giovani Artisti del 1959, espone una tensionein bronzo e vince il primo premio per la scultura insieme ad Anthony Caro. Nel 1961 tiene un’altra importante personale presso la Galerie Internationale. Verso la fine dello stesso anno nasce suo figlio Bruto.
Nel 1962 espone a Milano alla Galleria Blu e a Ginevra presso il Musée de l’Athénée e viene invitato alla XXXI Biennale di Venezia con una sala personale, presentato in catalogo da Guido Ballo. Nello stesso anno stringe un contratto di esclusiva internazionale con la Galleria Marlborough, che interromperà nel 1967.
Nel 1963 espone a Bruxelles al Palais des Beaux-Arts, con presentazione critica di Giulio Carlo Argan.
Nel 1964 la Tate Gallery di Londra acquista l’opera Onedel 1960, mentre a Documenta III, a Kassel, viene esposta una serie di superfici in tensione. Realizza inoltre due grandi opere della serie Folle, delle quali una sarà acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, l’altra, la Grande Ghibellinain marmo bianco, dalla collezione Nelson Rockefeller.
Nel 1965 inizia i Radialie i primi studi sulle strutture portanti, esponendo al Louisiana Museum di Copenaghen e al Musée des Beaux-Arts di La Chaux-de-Fonds. Lavora sino al 1966 al ciclo di opere I Quadrati, utilizzando rigorosamente la dimensione di due metri per due; queste opere sono esposte per la prima volta al Kunst- und Museumverein di Wuppertal.
Dopo due viaggi negli Stati Uniti, dove soggiorna per alcuni mesi, esegue, fra il 1966 e il 1967, l’opera Black Liberator, dedicata ai neri d’America. Nel 1967 espone alla galleria Marlborough a New York. Nello stesso anno stringe un contratto di esclusiva con la Martha Jackson Gallery di New York, presso la quale esporrà, nel 1971, i suoi nuovi lavori – dai Contattial Sole di Cerveteri,per Gastone Novelli– nati dall’approfondimento delle ricerche sulla struttura portantee sul campo in tensione.
Nel 1968 inizia la collaborazione con Beatrice Monti e la Galleria dell’Ariete di Milano, dove espone diverse volte.
Dal 1970 in poi, nel suo studio versiliese di Querceta ai piedi delle Apuane, Pomodoro realizza opere di grandi dimensioni, in pietra, marmo e bronzo. Nel 1972 inizia due nuovi cicli di opere: gli Archie il Sole Produttore –Comune Raccolto. Nel 1974 espone opere in pietra alla Galleria del Naviglio di Milano, con presentazione critica di Guido Ballo; nell’estate dello stesso anno si tiene a Ravenna, alla Loggetta Lombardesca, la sua prima mostra antologica, dove vengono esposte opere a partire dal 1958. A questa fanno seguito, due anni più tardi, altre due importanti mostre personali, al Castello dell’Imperatore, nel centro storico di Prato e al Musée d’Ixelles a Bruxelles, quest’ultima presentata da Jean Coquelet.
Nel 1976 espone una serie di Soli alla Galleria Stendhal di Milano, con testo critico di Paolo Fossati.
Nel 1977 realizza, in collaborazione con gli abitanti di Ales, in Sardegna, il Piano d’uso collettivo, grande opera pubblica dedicata ad Antonio Gramsci, di cui esporrà i materiali progettuali e di reportage fotografico a Ca’ Pesaro a Venezia. Sempre nel ‘77 esegue l’opera monumentale La Porta e il Soleper un committente privato.
Nel 1978 Gio’ cura l’allestimento scenografico dell’opera di Verdi La Forza del destino, rappresentata nell’estate all’Arena di Verona. Nello stesso anno viene invitato a esporre alla Biennale di Venezia con una sala personale.
Nel 1979 inizia la progettazione dell’opera monumentale Teatro del Sole–21 Giugno, Solstiziod’Estate, una piazza-fontana dedicata a Goethe, commissionatagli dalla municipalità di Francoforte (il lavoro sarà terminato e inaugurato nel maggio del 1983).
Dal 1974 al 1980 sono numerosissime le esposizioni collettive a cui Gio’ Pomodoro partecipa, in Italia e all’estero. Nel 1980, in Piazza dei Signori a Verona, Gio’ espone una delle sue opere più significative: il Luogo di Misure. Nello stesso anno, dopo aver curato la scenografia delFlautoMagicodi Mozart, rappresentato al teatro La Fenice di Venezia, realizza il complesso architettonico Ponte dei Martiri – Omaggio alla Resistenza, nell’omonima piazza della città di Ravenna.
Nel 1981 la Galleria Farsetti di Focette (Pietrasanta) gli dedica una personale, presentata da Carlo Ludovico Ragghianti.
Nel 1982 inizia altri due importanti lavori: la scultura d’uso collettivo Spirale ‘82per la Società Aeroportuale S.E.A., collocata di fronte all’aeroporto milanese di Malpensa, e Sole-Luna-Albero, complesso monumentale di piazza Ramazzotti a Monza, completato nel 1986. Nello stesso anno espone alla mostra Arte Italiana 1960-1982alla Hayward Gallery di Londra.
Nel 1983 Pomodoro – dopo essersi trasferito nel nuovo studio milanese di via San Marco 50 – espone, insieme a Dorazio e a Nigro, allo Studio d’Arte Contemporanea Dabbeni di Lugano e quindi a Volterra, con Tilson e Ipoustéguy, nell’ambito della mostra Le materie dell’opera, presentata da Antonio Del Guercio.
Nel 1984 viene nuovamente invitato, con una sala personale, alla XLI Biennale di Venezia e partecipa all’esposizione IlLinguaggio della Geometriaal Kunstmuseum di Berna. Sempre dello stesso anno è la grande mostra antologica, con opere dal 1954 al 1984, organizzata dalla città di Pisa, all’interno delle sale di Palazzo Lanfranchi, a cui fa seguito una mostra sul mitologema di Hermes alla Galleria Stendhal di Milano.
Nel 1985 lo Studio d’Arte Contemporanea Dabbeni di Lugano allestisce una sua personale; contemporaneamente la città di Lugano presenta per la prima volta al pubblico – in modo completo – il ciclo di sculture dedicato a Hermes, all’interno del Palazzo Civico. Questa mostra è un omaggio di Gio’ Pomodoro a Károly Kerényi, eminente studioso del mito e della religione greca, vissuto lungamente ad Ascona. Sempre a Lugano, nella villa La Favorita, viene installata permanentemente la scultura monumentale Montefeltro – i passi e il volgersi.
Nel giugno del 1986 Gio’ viene invitato a esporre le sue opere a Veksø, alla mostraVeksølund–Kopenaghen, presentata da Jetta Sorensen.
Nel 1987, presso l’antico Oratorio della Passione della basilica milanese di Sant’Ambrogio, in collaborazione con il Comune di Milano, viene ospitata la mostra tematica Soli,con presentazionedi Luciano Caramel.Nell’autunno dello stesso anno si inaugura alla Galleria l’Isola di Roma una sua mostra personale, con testo critico di Giovanni Carandente. Nel dicembre dello stesso anno si tiene a Messina, nelle sale del Palazzo dei Leoni, una mostra antologica, presentata da Tommaso Trini.
Nel 1989 il Comune di Milano gli dedica un’altra importante antologica dal titolo La scultura e ilsuo disegno, presentata da Guido Ballo e ospitata all’interno della Rotonda della Besana. L’estate dello stesso anno vede inaugurarsi, in piazza Adriano a Torino, la grande scultura in bronzo Sole Aerospazio, donata dalla Società Aeritalia alla città in occasione del XX anniversario della sua costituzione e presentata in catalogo con un testo critico di Paolo Fossati.
Del 1990 è la mostra Luoghi scolpiti fra Realtà e Utopia,curata da Caterina Zappia, ospitata all’interno della villa Renatico Martini, a Monsummano Terme.
Nel 1991 la Fondazione Veranneman, in Belgio, dedica a Gio’ una importante mostra personale; nell’estate dello stesso anno viene inaugurato il complesso monumentaleLuogo dei Quattro PuntiCardinali, collocato all’interno del parco pubblico di Taino, di fronte al lago Maggiore e al massiccio del Monte Rosa: tale opera viene recensita da un testo critico di Dario Micacchi.
Nel 1992 il Museo Archeologico di Milano, in collaborazione con l’azienda Johnson, ospita una personale di medaglie eseguite da Gio’ a partire dal 1979 e viene inoltre installato a Pesaro il monumento funebre che l’artista dedica al tenore Mario Del Monaco. Nello stesso anno Gio’ espone a Roma alla Galleria Ugolini e alla XVIII Triennale di Milano; infine, a novembre, viene inaugurata la stele monumentale Spirale per Galileo Galilei,opera in bronzo e granito collocata nel centro storico di Padova, di fronte al palazzo dell’Università: questa scultura è frutto di una lunga collaborazione fra Pomodoro e l’Ateneo, lo stesso dove Galilei ebbe la sua cattedra dal 1592 al 1610 e gettò le basi per la nascita della scienza moderna.
Nel 1993 la Genia Schreiber University Art Gallery di Tel Aviv ospita le opere di Gio’ all’interno di una importante mostra personale, intitolata Gio’ Pomodoro – Sculptures & Drawings, curata da Mordechai Omer. Contemporaneamente a questa mostra viene inaugurata l’opera Scala Solare – Omaggioa Keplero, acquisita da un privato donatore e installata di fronte all’ingresso principale dell’Università di Tel Aviv.
Nel marzo del 1994 viene installato, all’ingresso della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il modello in marmo della scultura Sole Aerospazio,dono di Pomodoro alla stessa Galleria Civica; in concomitanza a questo evento si inaugura, presso la torinese Galleria Berman, la mostra tematica Tensioni 1958-1993, presentata da Angelo Dragone.
Nello stesso anno Pomodoro partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis,1943-1968, che si tiene al Guggenheim Museum di New York, ed espone in autunno una selezione di sue opere a Milano, all’interno delle botteghe antiquarie del quartiere storico di Sant’Ambrogio, presentata da Alberto Fiz.
Nel 1995 è invitato a far parte del board dell’International Sculpture Center (I.S.C.) di Washington D.C.
Dopo una personale tenutasi a maggio presso la Galleria Spazia di Bologna, presentata da Giovanni Maria Accame, nell’autunno del 1995 Gio’ Pomodoro è invitato dal direttore dello Yorkshire Sculpture Park, Peter Murray, a esporre le sue opere nel prestigioso parco espositivo britannico, nelle vicinanze di Wakefield e, successivamente, presso la sede dell’Accademia Italiana a Londra.
Contemporaneamente il Comune di Venezia, in collaborazione con la Biennale di Venezia e l’azienda Uno A Erre S.p.A. di Arezzo, organizza una importante mostra antologica, intitolata Ornamenti, all’interno degli spazi espositivi della Fondazione Querini Stampalia, volta a documentare la ricca produzione orafa dello scultore marchigiano dal 1954 in poi. Nel corso dell’anno successivo, sempre con la Uno A Erre e la Cesari & Rinaldi, la mostra si trasferirà ad Arezzo, Tokyo e New York.
Il 1996 è l’anno della grande mostra antologica allestita nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio a Firenze. In questa mostra viene presentato, insieme ad altre opere in bronzo e marmo, un grande numero di dipinti su carta a mano di notevoli dimensioni, sul tema caro a Pomodoro del Sole. Nella stessa sede viene esposto anche il progetto e il modello in scala per l’opera monumentale Sole perGalileo Galilei.
Durante l’estate dello stesso anno Pomodoro realizza all’isola d’Elba, all’interno della cava di San Piero, una serie di grandi opere in granito e ferro mediante l’antica tecnica lavorativa a secco, dedicate soprattutto alle originarie attività dell’isola.
Nel 1997, nel mese di settembre, viene inaugurata la grande scultura Sole per Galileo Galilei, in piazza Poggi sul lungarno Serristori: l’opera, in bronzo e pietra serena, è alta circa nove metri, ed è stata donata da Gio’ Pomodoro e da Franca e Tullio Berrini alla città di Firenze.
Nella primavera del 1998 le opere di Gio’ Pomodoro vengono esposte a Padova nelle sale del Palazzo del Monte di Pietà, sede centrale della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che si è fatta promotrice della prestigiosa manifestazione. La mostra documenta, attraverso le sculture e i disegni del Maestro e le fotografie di Lorenzo Cappellini, più di quarant’anni di ricerca plastica e pittorica. Per l’occasione, nella piazza del Duomo, viene esposta una sua grande opera di marmo Sole Caduto–a Galileo. Nel luglio dello stesso anno, la Regione Valle d’Aosta e il centro espositivo St. Benin, ospitano la mostra Gio’ Pomodoro: pietre e marmi 1965-1997, presentata da Antonio Del Guercio. Oltre alle sculture e alle grandi opere pittoriche esposte all’interno del Museo, la città di Aosta accoglie, in tre spazi all’aperto, altrettante opere monumentali dello scultore marchigiano.
Durante l’autunno del 1998 si inaugura a Bergamo, negli spazi della Galleria Fumagalli, con la quale inizia a collaborare attivamente, la mostra Gio’ Pomodoro– sculture e carte 1958/1998; contemporaneamente il Ministero della Cultura egiziano invita Pomodoro, quale ospite d’onore, alla VII Biennale Internazionale del Cairo, dove è allestita una sala personale con grandi opere di scultura e pittura. In novembre la Galleria Berman di Torino dedica a Gio’ la mostra Studi per grandi opere 1954-1994.
Nel 1999, all’interno dell’Arte Fiera di Bologna, alcune grandi sculture in bronzo vengono presentate in un padiglione che la Galleria Fumagalli dedica a Pomodoro, mentre durante la primavera dello stesso anno la Fondazione Veranneman ospita per la seconda volta una grande mostra di Gio’ dove, a fianco delle grandi carte e delle sculture, viene esposta anche una selezione di gioielli realizzati dallo scultore. Al termine della mostra la Fondazione Veranneman acquista per il suo parco di scultura la grande opera in marmo bianco di Carrara Sole caduto – a Galileo. Nel mese di novembre viene invitato, quale Master Artist, a tenere uno stage all’Atlantic Center for the Arts di Smyrna Beach in Florida.
Nell’aprile del 2000 Gio’ Pomodoro riceve il Premio Internazionale Guglielmo Marconi per la Scultura; a maggio il Comune di Laives e la Provincia Autonoma di Bolzano organizzano una sua mostra dal titoloSul sole e sul vuoto, curata da Pier Luigi Siena, con testo di Marisa Vescovo. Acquistano inoltre la grande opera in bronzo Scala solare – omaggio a Kepleroattualmente installata di fronte alla scuola di Laives.
Nel mese di giugno, su invito del Rettore, Professor Carlo Bo, presso l’Aula Magna del Rettorato della Libera Università di Urbino viene presentata la monografia, curata da Giovanni Maria Accame, Gio’ Pomodoro: opere disegnate 1953-2000.
Nel luglio dello stesso anno viene ospitata, nel museo di San Pietro a Colle di Val d’Elsa, Tensioni e Soli, una grande mostra di sculture e disegni.
Nel dicembre del 2000 Gio’ partecipa alla prestigiosa esposizione Novecento: Arte e Storia in Italia, curata da Maurizio Calvesi e Paul Ginsborg e realizzata dal Comune di Roma.
Nel febbraio del 2001 l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia dedica a Gio’ Pomodoro una personale di opere pittoriche e in ottobre, in occasione del vertice G8 e all’interno dell’esposizione Artisti Italiani del XX secolo: dalla Farnesina alla Stazione Marittima, viene inaugurata la scultura monumentale Sole – agli Italiani nel mondo, donata alla città di Genova e al suo porto dalla società Grandi Navi Veloci. Questa è l’ultima opera monumentale che l’artista riesce a vedere installata.
Nell’aprile del 2002 l’International Sculpture Center conferisce a Gio’ il prestigioso premio alla carriera Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture: è la prima volta che il premio viene assegnato a un artista italiano. In questa occasione, a Milano, la Galleria Giorgio Marconi dedica un omaggio a Gio’ per il conferimento del premio, allestendo una personale di sculture e grandi acquerelli. A luglio, infine, Gio’ partecipa alla quinta edizione della mostra In Chartis Mevaniae,organizzata dai comuni di Bevagna e Spoleto e curata da Giovanni Carandente.
Gio’ Pomodoro muore nel suo studio di Milano il 21 dicembre 2002.
Giò Pomodoro (1930-2002) è nato il 17 novembre 1930 a Orciano di Pesaro, nel Montefeltro, vicino a Urbino.
Nel 1945 la sua famiglia si trasferisce a Pesaro, dove Gio’ frequenta l’Istituto Tecnico per Geometri, diplomandosi nel 1951. Fra il 1952 e il 1953 presta il servizio militare fra Siena, Bologna e Firenze. In quest’ultima città visita quotidianamente i musei e frequenta l’ambiente artistico che gravita attorno alla Galleria Numero, dove espone anche le sue prime ricerche “informali”.
Dopo la morte del padre Gio’ si stabilisce a Milano con la madre, la sorella e il fratello Arnaldo. L’ambiente artistico e culturale milanese che frequenta in questo periodo è particolarmente attivo. Dopo le mostre tenute insieme al fratello alla Galleria del Naviglio di Milano e alla Galleria Il Cavallino di Venezia, dirette dai fratelli Carlo e Renato Cardazzo, Gio’ è invitato a partecipare alla Biennale di Venezia del 1956, dove espone una serie di argenti fusi su osso di seppia dedicati al poeta Ezra Pound, eseguiti a partire dal 1954.
L’anno successivo collabora attivamente alla rivista Il Gestoe partecipa alla mostra Arte Nuclearealla Galleria San Fedele di Milano. Con Dorazio, Novelli, Turcato, Tancredi, Perilli, Fontana e suo fratello Arnaldo andrà a organizzare le mostre del gruppo Continuità, presentate da Guido Ballo, Giulio Carlo Argan e Franco Russoli.
Nel 1958 una sua mostra personale, tenutasi alla Galleria del Naviglio, viene presentata dall’architetto Gio Ponti.
Alla morte della madre si trasferisce nello studio di via Orti 19, che condividerà con il fratello fino al 1964. Si distacca quindi dal gruppo costituito attorno alla rivista Il Gestoper divergenze teoriche e diverso indirizzo di ricerca. Esaurita l’indagine relativa al segno-gestoautomatico, Gio’ approfondisce il problema dell’organizzazione razionale dei Segni e del “far segni” in negativo con una serie di rilievi a cui darà il nome di Fluidità contrapposta. Uno di questi è esposto a Documenta II, a Kassel, nel 1959.
Nella seconda metà del ‘58 Gio’ studia e realizza le prime superfici in tensioneche presenta a Parigi alla Galerie Internationale d’Art Contemporain nel 1959. Sempre a Parigi, alla prima Biennale dei Giovani Artisti del 1959, espone una tensionein bronzo e vince il primo premio per la scultura insieme ad Anthony Caro. Nel 1961 tiene un’altra importante personale presso la Galerie Internationale. Verso la fine dello stesso anno nasce suo figlio Bruto.
Nel 1962 espone a Milano alla Galleria Blu e a Ginevra presso il Musée de l’Athénée e viene invitato alla XXXI Biennale di Venezia con una sala personale, presentato in catalogo da Guido Ballo. Nello stesso anno stringe un contratto di esclusiva internazionale con la Galleria Marlborough, che interromperà nel 1967.
Nel 1963 espone a Bruxelles al Palais des Beaux-Arts, con presentazione critica di Giulio Carlo Argan.
Nel 1964 la Tate Gallery di Londra acquista l’opera Onedel 1960, mentre a Documenta III, a Kassel, viene esposta una serie di superfici in tensione. Realizza inoltre due grandi opere della serie Folle, delle quali una sarà acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma, l’altra, la Grande Ghibellinain marmo bianco, dalla collezione Nelson Rockefeller.
Nel 1965 inizia i Radialie i primi studi sulle strutture portanti, esponendo al Louisiana Museum di Copenaghen e al Musée des Beaux-Arts di La Chaux-de-Fonds. Lavora sino al 1966 al ciclo di opere I Quadrati, utilizzando rigorosamente la dimensione di due metri per due; queste opere sono esposte per la prima volta al Kunst- und Museumverein di Wuppertal.
Dopo due viaggi negli Stati Uniti, dove soggiorna per alcuni mesi, esegue, fra il 1966 e il 1967, l’opera Black Liberator, dedicata ai neri d’America. Nel 1967 espone alla galleria Marlborough a New York. Nello stesso anno stringe un contratto di esclusiva con la Martha Jackson Gallery di New York, presso la quale esporrà, nel 1971, i suoi nuovi lavori – dai Contattial Sole di Cerveteri,per Gastone Novelli– nati dall’approfondimento delle ricerche sulla struttura portantee sul campo in tensione.
Nel 1968 inizia la collaborazione con Beatrice Monti e la Galleria dell’Ariete di Milano, dove espone diverse volte.
Dal 1970 in poi, nel suo studio versiliese di Querceta ai piedi delle Apuane, Pomodoro realizza opere di grandi dimensioni, in pietra, marmo e bronzo. Nel 1972 inizia due nuovi cicli di opere: gli Archie il Sole Produttore –Comune Raccolto. Nel 1974 espone opere in pietra alla Galleria del Naviglio di Milano, con presentazione critica di Guido Ballo; nell’estate dello stesso anno si tiene a Ravenna, alla Loggetta Lombardesca, la sua prima mostra antologica, dove vengono esposte opere a partire dal 1958. A questa fanno seguito, due anni più tardi, altre due importanti mostre personali, al Castello dell’Imperatore, nel centro storico di Prato e al Musée d’Ixelles a Bruxelles, quest’ultima presentata da Jean Coquelet.
Nel 1976 espone una serie di Soli alla Galleria Stendhal di Milano, con testo critico di Paolo Fossati.
Nel 1977 realizza, in collaborazione con gli abitanti di Ales, in Sardegna, il Piano d’uso collettivo, grande opera pubblica dedicata ad Antonio Gramsci, di cui esporrà i materiali progettuali e di reportage fotografico a Ca’ Pesaro a Venezia. Sempre nel ‘77 esegue l’opera monumentale La Porta e il Soleper un committente privato.
Nel 1978 Gio’ cura l’allestimento scenografico dell’opera di Verdi La Forza del destino, rappresentata nell’estate all’Arena di Verona. Nello stesso anno viene invitato a esporre alla Biennale di Venezia con una sala personale.
Nel 1979 inizia la progettazione dell’opera monumentale Teatro del Sole–21 Giugno, Solstiziod’Estate, una piazza-fontana dedicata a Goethe, commissionatagli dalla municipalità di Francoforte (il lavoro sarà terminato e inaugurato nel maggio del 1983).
Dal 1974 al 1980 sono numerosissime le esposizioni collettive a cui Gio’ Pomodoro partecipa, in Italia e all’estero. Nel 1980, in Piazza dei Signori a Verona, Gio’ espone una delle sue opere più significative: il Luogo di Misure. Nello stesso anno, dopo aver curato la scenografia delFlautoMagicodi Mozart, rappresentato al teatro La Fenice di Venezia, realizza il complesso architettonico Ponte dei Martiri – Omaggio alla Resistenza, nell’omonima piazza della città di Ravenna.
Nel 1981 la Galleria Farsetti di Focette (Pietrasanta) gli dedica una personale, presentata da Carlo Ludovico Ragghianti.
Nel 1982 inizia altri due importanti lavori: la scultura d’uso collettivo Spirale ‘82per la Società Aeroportuale S.E.A., collocata di fronte all’aeroporto milanese di Malpensa, e Sole-Luna-Albero, complesso monumentale di piazza Ramazzotti a Monza, completato nel 1986. Nello stesso anno espone alla mostra Arte Italiana 1960-1982alla Hayward Gallery di Londra.
Nel 1983 Pomodoro – dopo essersi trasferito nel nuovo studio milanese di via San Marco 50 – espone, insieme a Dorazio e a Nigro, allo Studio d’Arte Contemporanea Dabbeni di Lugano e quindi a Volterra, con Tilson e Ipoustéguy, nell’ambito della mostra Le materie dell’opera, presentata da Antonio Del Guercio.
Nel 1984 viene nuovamente invitato, con una sala personale, alla XLI Biennale di Venezia e partecipa all’esposizione IlLinguaggio della Geometriaal Kunstmuseum di Berna. Sempre dello stesso anno è la grande mostra antologica, con opere dal 1954 al 1984, organizzata dalla città di Pisa, all’interno delle sale di Palazzo Lanfranchi, a cui fa seguito una mostra sul mitologema di Hermes alla Galleria Stendhal di Milano.
Nel 1985 lo Studio d’Arte Contemporanea Dabbeni di Lugano allestisce una sua personale; contemporaneamente la città di Lugano presenta per la prima volta al pubblico – in modo completo – il ciclo di sculture dedicato a Hermes, all’interno del Palazzo Civico. Questa mostra è un omaggio di Gio’ Pomodoro a Károly Kerényi, eminente studioso del mito e della religione greca, vissuto lungamente ad Ascona. Sempre a Lugano, nella villa La Favorita, viene installata permanentemente la scultura monumentale Montefeltro – i passi e il volgersi.
Nel giugno del 1986 Gio’ viene invitato a esporre le sue opere a Veksø, alla mostraVeksølund–Kopenaghen, presentata da Jetta Sorensen.
Nel 1987, presso l’antico Oratorio della Passione della basilica milanese di Sant’Ambrogio, in collaborazione con il Comune di Milano, viene ospitata la mostra tematica Soli,con presentazionedi Luciano Caramel.Nell’autunno dello stesso anno si inaugura alla Galleria l’Isola di Roma una sua mostra personale, con testo critico di Giovanni Carandente. Nel dicembre dello stesso anno si tiene a Messina, nelle sale del Palazzo dei Leoni, una mostra antologica, presentata da Tommaso Trini.
Nel 1989 il Comune di Milano gli dedica un’altra importante antologica dal titolo La scultura e ilsuo disegno, presentata da Guido Ballo e ospitata all’interno della Rotonda della Besana. L’estate dello stesso anno vede inaugurarsi, in piazza Adriano a Torino, la grande scultura in bronzo Sole Aerospazio, donata dalla Società Aeritalia alla città in occasione del XX anniversario della sua costituzione e presentata in catalogo con un testo critico di Paolo Fossati.
Del 1990 è la mostra Luoghi scolpiti fra Realtà e Utopia,curata da Caterina Zappia, ospitata all’interno della villa Renatico Martini, a Monsummano Terme.
Nel 1991 la Fondazione Veranneman, in Belgio, dedica a Gio’ una importante mostra personale; nell’estate dello stesso anno viene inaugurato il complesso monumentaleLuogo dei Quattro PuntiCardinali, collocato all’interno del parco pubblico di Taino, di fronte al lago Maggiore e al massiccio del Monte Rosa: tale opera viene recensita da un testo critico di Dario Micacchi.
Nel 1992 il Museo Archeologico di Milano, in collaborazione con l’azienda Johnson, ospita una personale di medaglie eseguite da Gio’ a partire dal 1979 e viene inoltre installato a Pesaro il monumento funebre che l’artista dedica al tenore Mario Del Monaco. Nello stesso anno Gio’ espone a Roma alla Galleria Ugolini e alla XVIII Triennale di Milano; infine, a novembre, viene inaugurata la stele monumentale Spirale per Galileo Galilei,opera in bronzo e granito collocata nel centro storico di Padova, di fronte al palazzo dell’Università: questa scultura è frutto di una lunga collaborazione fra Pomodoro e l’Ateneo, lo stesso dove Galilei ebbe la sua cattedra dal 1592 al 1610 e gettò le basi per la nascita della scienza moderna.
Nel 1993 la Genia Schreiber University Art Gallery di Tel Aviv ospita le opere di Gio’ all’interno di una importante mostra personale, intitolata Gio’ Pomodoro – Sculptures & Drawings, curata da Mordechai Omer. Contemporaneamente a questa mostra viene inaugurata l’opera Scala Solare – Omaggioa Keplero, acquisita da un privato donatore e installata di fronte all’ingresso principale dell’Università di Tel Aviv.
Nel marzo del 1994 viene installato, all’ingresso della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il modello in marmo della scultura Sole Aerospazio,dono di Pomodoro alla stessa Galleria Civica; in concomitanza a questo evento si inaugura, presso la torinese Galleria Berman, la mostra tematica Tensioni 1958-1993, presentata da Angelo Dragone.
Nello stesso anno Pomodoro partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis,1943-1968, che si tiene al Guggenheim Museum di New York, ed espone in autunno una selezione di sue opere a Milano, all’interno delle botteghe antiquarie del quartiere storico di Sant’Ambrogio, presentata da Alberto Fiz.
Nel 1995 è invitato a far parte del board dell’International Sculpture Center (I.S.C.) di Washington D.C.
Dopo una personale tenutasi a maggio presso la Galleria Spazia di Bologna, presentata da Giovanni Maria Accame, nell’autunno del 1995 Gio’ Pomodoro è invitato dal direttore dello Yorkshire Sculpture Park, Peter Murray, a esporre le sue opere nel prestigioso parco espositivo britannico, nelle vicinanze di Wakefield e, successivamente, presso la sede dell’Accademia Italiana a Londra.
Contemporaneamente il Comune di Venezia, in collaborazione con la Biennale di Venezia e l’azienda Uno A Erre S.p.A. di Arezzo, organizza una importante mostra antologica, intitolata Ornamenti, all’interno degli spazi espositivi della Fondazione Querini Stampalia, volta a documentare la ricca produzione orafa dello scultore marchigiano dal 1954 in poi. Nel corso dell’anno successivo, sempre con la Uno A Erre e la Cesari & Rinaldi, la mostra si trasferirà ad Arezzo, Tokyo e New York.
Il 1996 è l’anno della grande mostra antologica allestita nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio a Firenze. In questa mostra viene presentato, insieme ad altre opere in bronzo e marmo, un grande numero di dipinti su carta a mano di notevoli dimensioni, sul tema caro a Pomodoro del Sole. Nella stessa sede viene esposto anche il progetto e il modello in scala per l’opera monumentale Sole perGalileo Galilei.
Durante l’estate dello stesso anno Pomodoro realizza all’isola d’Elba, all’interno della cava di San Piero, una serie di grandi opere in granito e ferro mediante l’antica tecnica lavorativa a secco, dedicate soprattutto alle originarie attività dell’isola.
Nel 1997, nel mese di settembre, viene inaugurata la grande scultura Sole per Galileo Galilei, in piazza Poggi sul lungarno Serristori: l’opera, in bronzo e pietra serena, è alta circa nove metri, ed è stata donata da Gio’ Pomodoro e da Franca e Tullio Berrini alla città di Firenze.
Nella primavera del 1998 le opere di Gio’ Pomodoro vengono esposte a Padova nelle sale del Palazzo del Monte di Pietà, sede centrale della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che si è fatta promotrice della prestigiosa manifestazione. La mostra documenta, attraverso le sculture e i disegni del Maestro e le fotografie di Lorenzo Cappellini, più di quarant’anni di ricerca plastica e pittorica. Per l’occasione, nella piazza del Duomo, viene esposta una sua grande opera di marmo Sole Caduto–a Galileo. Nel luglio dello stesso anno, la Regione Valle d’Aosta e il centro espositivo St. Benin, ospitano la mostra Gio’ Pomodoro: pietre e marmi 1965-1997, presentata da Antonio Del Guercio. Oltre alle sculture e alle grandi opere pittoriche esposte all’interno del Museo, la città di Aosta accoglie, in tre spazi all’aperto, altrettante opere monumentali dello scultore marchigiano.
Durante l’autunno del 1998 si inaugura a Bergamo, negli spazi della Galleria Fumagalli, con la quale inizia a collaborare attivamente, la mostra Gio’ Pomodoro– sculture e carte 1958/1998; contemporaneamente il Ministero della Cultura egiziano invita Pomodoro, quale ospite d’onore, alla VII Biennale Internazionale del Cairo, dove è allestita una sala personale con grandi opere di scultura e pittura. In novembre la Galleria Berman di Torino dedica a Gio’ la mostra Studi per grandi opere 1954-1994.
Nel 1999, all’interno dell’Arte Fiera di Bologna, alcune grandi sculture in bronzo vengono presentate in un padiglione che la Galleria Fumagalli dedica a Pomodoro, mentre durante la primavera dello stesso anno la Fondazione Veranneman ospita per la seconda volta una grande mostra di Gio’ dove, a fianco delle grandi carte e delle sculture, viene esposta anche una selezione di gioielli realizzati dallo scultore. Al termine della mostra la Fondazione Veranneman acquista per il suo parco di scultura la grande opera in marmo bianco di Carrara Sole caduto – a Galileo. Nel mese di novembre viene invitato, quale Master Artist, a tenere uno stage all’Atlantic Center for the Arts di Smyrna Beach in Florida.
Nell’aprile del 2000 Gio’ Pomodoro riceve il Premio Internazionale Guglielmo Marconi per la Scultura; a maggio il Comune di Laives e la Provincia Autonoma di Bolzano organizzano una sua mostra dal titoloSul sole e sul vuoto, curata da Pier Luigi Siena, con testo di Marisa Vescovo. Acquistano inoltre la grande opera in bronzo Scala solare – omaggio a Kepleroattualmente installata di fronte alla scuola di Laives.
Nel mese di giugno, su invito del Rettore, Professor Carlo Bo, presso l’Aula Magna del Rettorato della Libera Università di Urbino viene presentata la monografia, curata da Giovanni Maria Accame, Gio’ Pomodoro: opere disegnate 1953-2000.
Nel luglio dello stesso anno viene ospitata, nel museo di San Pietro a Colle di Val d’Elsa, Tensioni e Soli, una grande mostra di sculture e disegni.
Nel dicembre del 2000 Gio’ partecipa alla prestigiosa esposizione Novecento: Arte e Storia in Italia, curata da Maurizio Calvesi e Paul Ginsborg e realizzata dal Comune di Roma.
Nel febbraio del 2001 l’Istituto Italiano di Cultura di Colonia dedica a Gio’ Pomodoro una personale di opere pittoriche e in ottobre, in occasione del vertice G8 e all’interno dell’esposizione Artisti Italiani del XX secolo: dalla Farnesina alla Stazione Marittima, viene inaugurata la scultura monumentale Sole – agli Italiani nel mondo, donata alla città di Genova e al suo porto dalla società Grandi Navi Veloci. Questa è l’ultima opera monumentale che l’artista riesce a vedere installata.
Nell’aprile del 2002 l’International Sculpture Center conferisce a Gio’ il prestigioso premio alla carriera Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture: è la prima volta che il premio viene assegnato a un artista italiano. In questa occasione, a Milano, la Galleria Giorgio Marconi dedica un omaggio a Gio’ per il conferimento del premio, allestendo una personale di sculture e grandi acquerelli. A luglio, infine, Gio’ partecipa alla quinta edizione della mostra In Chartis Mevaniae,organizzata dai comuni di Bevagna e Spoleto e curata da Giovanni Carandente.
Gio’ Pomodoro muore nel suo studio di Milano il 21 dicembre 2002.

Joshua Hagler (1979, Mountain Home Air Force Base, Idaho, Stati Uniti) vive e lavora a Roswell in Nuovo Messico, dove si è trasferito nel 2018 per partecipare al Roswell Artist-in-Residence Program. Ha conseguito una laurea in comunicazione visiva all’Università dell’Arizona a Tucson.
La ricerca personale ed i viaggi stimolano il percorso dell’artista determinando il modo con cui unisce le influenze creative al vissuto. Affronta diversi temi, tra cui la propria educazione di americano del Midwest, l’esplorazione del Nord America del XIX secolo, la fantascienza moderna e le tradizioni dell’arte religiosa italiana. Hagler confronta idee di estrema esperienza religiosa e nozioni di identità culturali e sociali. Realizza opere di grande formato con scene spesso distorte da pennellate fluide che sfociano nell’astrazione.
Tra le mostre, in cui ha esposto dipinti, sculture, video e animazioni: “The Living Circle Us”, a cura di David Anfam, Unit London, Londra, 2021; “Drawing in the Dark”, Cris Worley Fine Arts, Dallas, 2021; “Love Letters to the Poorly Regarded”, Roswell Museum and Art Center, Roswell, 2018; “The River Lethe”, Brand Library & Art Center, Los Angeles, 2018, “With Liberty and Justice for Some”, Children’s Museum of the Arts, New York, 2018; “Dreams and Fevers”, Torrance Art Museum, Los Angeles, 2018. Nel 2021 ha pubblicato la sua prima monografia “This is the Picture”. Inoltre, è autore di poesie e saggi.
Joshua Hagler (1979, Mountain Home Air Force Base, Idaho, Stati Uniti) vive e lavora a Roswell in Nuovo Messico, dove si è trasferito nel 2018 per partecipare al Roswell Artist-in-Residence Program. Ha conseguito una laurea in comunicazione visiva all’Università dell’Arizona a Tucson.
La ricerca personale ed i viaggi stimolano il percorso dell’artista determinando il modo con cui unisce le influenze creative al vissuto. Affronta diversi temi, tra cui la propria educazione di americano del Midwest, l’esplorazione del Nord America del XIX secolo, la fantascienza moderna e le tradizioni dell’arte religiosa italiana. Hagler confronta idee di estrema esperienza religiosa e nozioni di identità culturali e sociali. Realizza opere di grande formato con scene spesso distorte da pennellate fluide che sfociano nell’astrazione.
Tra le mostre, in cui ha esposto dipinti, sculture, video e animazioni: “The Living Circle Us”, a cura di David Anfam, Unit London, Londra, 2021; “Drawing in the Dark”, Cris Worley Fine Arts, Dallas, 2021; “Love Letters to the Poorly Regarded”, Roswell Museum and Art Center, Roswell, 2018; “The River Lethe”, Brand Library & Art Center, Los Angeles, 2018, “With Liberty and Justice for Some”, Children’s Museum of the Arts, New York, 2018; “Dreams and Fevers”, Torrance Art Museum, Los Angeles, 2018. Nel 2021 ha pubblicato la sua prima monografia “This is the Picture”. Inoltre, è autore di poesie e saggi.

Radu Oreian nasce nel 1984 a Târnăveni in Romania. Attualmente lavora e vive in Francia. Nel 2002 ha ottenuto una laurea all’Università di Arte e Design di Cluj-Napoca per poi continuare i suoi studi alla National University of Art di Bucharest dove si è diplomato nel 2007. La pratica di Radu Oreian trae fondamento dalle tecniche classiche del disegno e della pittura, esplorando come la storia, i miti antichi e gli archivi plasmano la nostra società e la nostra comprensione dell’umanità. Il filo rosso che attraversa ed unisce i lavori di Radu Oreian si manifesta nella creazione di una nuova impronta visiva meditativa dotata di una densità particolare che sembra esistere in uno stato pulsante di tensione e rilassamento.
Radu Oreian è stato protagonista di numerose mostre personali: SVIT Gallery, Befriending the memory muscle (Praga, 2020, con Ciprian Mureşan), Gallery Nosco, Microsripts and Melted Matters (Londra, 2019), Gallery ISA, Farewell To The Thinker of Thoughts (Mumbai, 2018). Tra i suoi progetti istituzionali: La Fondazione, Project Room (Roma, 2020, personale), The Last Agora, Plan B Foundation (Cluj-Napoca, 2019) e Chasseur d’Images, Musée de la Chasse et de la Nature (Parigi, 2019). Tra le sue mostre collettive: One in a million, Gallery Nosco (Marsiglia, 2018) e On The Sex of Angels, Nicodim Gallery (Bucarest, 2017).
Radu Oreian nasce nel 1984 a Târnăveni in Romania. Attualmente lavora e vive in Francia. Nel 2002 ha ottenuto una laurea all’Università di Arte e Design di Cluj-Napoca per poi continuare i suoi studi alla National University of Art di Bucharest dove si è diplomato nel 2007. La pratica di Radu Oreian trae fondamento dalle tecniche classiche del disegno e della pittura, esplorando come la storia, i miti antichi e gli archivi plasmano la nostra società e la nostra comprensione dell’umanità. Il filo rosso che attraversa ed unisce i lavori di Radu Oreian si manifesta nella creazione di una nuova impronta visiva meditativa dotata di una densità particolare che sembra esistere in uno stato pulsante di tensione e rilassamento.
Radu Oreian è stato protagonista di numerose mostre personali: SVIT Gallery, Befriending the memory muscle (Praga, 2020, con Ciprian Mureşan), Gallery Nosco, Microsripts and Melted Matters (Londra, 2019), Gallery ISA, Farewell To The Thinker of Thoughts (Mumbai, 2018). Tra i suoi progetti istituzionali: La Fondazione, Project Room (Roma, 2020, personale), The Last Agora, Plan B Foundation (Cluj-Napoca, 2019) e Chasseur d’Images, Musée de la Chasse et de la Nature (Parigi, 2019). Tra le sue mostre collettive: One in a million, Gallery Nosco (Marsiglia, 2018) e On The Sex of Angels, Nicodim Gallery (Bucarest, 2017).

Nato nel 1982 a Tunisi, Thameur Mejri si è formato come pittore presso l’Istituto di Belle Arti di Tunisi e oggi vive e lavora a Nabeul, in Tunisia.
Thameur Mejri indaga le complessità dell’esistenza umana individuando paralleli tra le idee paradossali di violenza, innocenza, colpa e vergogna. La figura umana funge da elemento centrale in tutte le sue composizioni; il modo vigoroso in cui Mejri colloca la figura sulla tela riflette il rapporto tra pittura e pittore, suggerendo autoritratti che lottano per emergere e rivelarsi completamente. C’è un’interazione tra pittura e cinema. L’artista si avvicina alla pittura come un regista cinematografico e filma con la visione di un pittore, consentendo alle qualità di ciascuna disciplina di manifestarsi l’una sull’altra; il caos e il movimento dei suoi dipinti ne sono una testimonianza. L’energica applicazione del colore stabilisce l’atmosfera di questo confronto tra paradiso e inferno, ciascuno rappresentato dal blu e dal rosso. Scegliendo questi colori come punto di partenza e soprattutto per le loro opposte connotazioni religiose di paradiso e inferno, l’artista conferma la grande influenza di questi simboli, in particolare nel mondo musulmano.
Diplomato all’Istituto di Belle Arti di Tunisi, ha esposto in numerose mostre, tra cui la 13a Biennale del Cairo, Cairo, Egitto / Dakar Biennale of Contemporary African Art, Dakar, Senegal / N’ Namdi Center for Contemporary Art, Detroit, USA / New York International Independent Film and Video Festival, New York, USA / mostra personale al MAC di Lione, Francia. Le opere di Mejri fanno parte di molte prestigiose collezioni d’arte, tra cui Barjeel Art Foundation, Sharjah, Emirati Arabi Uniti / The Sindika Dokolo Foundation, Luanda, Angola / Dalloul Art Foundation, Beirut, Libano. Il Museo d’arte contemporanea africana Al Maaden (MACAAL). Marrakech. Marocco.
Nato nel 1982 a Tunisi, Thameur Mejri si è formato come pittore presso l’Istituto di Belle Arti di Tunisi e oggi vive e lavora a Nabeul, in Tunisia.
Thameur Mejri indaga le complessità dell’esistenza umana individuando paralleli tra le idee paradossali di violenza, innocenza, colpa e vergogna. La figura umana funge da elemento centrale in tutte le sue composizioni; il modo vigoroso in cui Mejri colloca la figura sulla tela riflette il rapporto tra pittura e pittore, suggerendo autoritratti che lottano per emergere e rivelarsi completamente. C’è un’interazione tra pittura e cinema. L’artista si avvicina alla pittura come un regista cinematografico e filma con la visione di un pittore, consentendo alle qualità di ciascuna disciplina di manifestarsi l’una sull’altra; il caos e il movimento dei suoi dipinti ne sono una testimonianza. L’energica applicazione del colore stabilisce l’atmosfera di questo confronto tra paradiso e inferno, ciascuno rappresentato dal blu e dal rosso. Scegliendo questi colori come punto di partenza e soprattutto per le loro opposte connotazioni religiose di paradiso e inferno, l’artista conferma la grande influenza di questi simboli, in particolare nel mondo musulmano.
Diplomato all’Istituto di Belle Arti di Tunisi, ha esposto in numerose mostre, tra cui la 13a Biennale del Cairo, Cairo, Egitto / Dakar Biennale of Contemporary African Art, Dakar, Senegal / N’ Namdi Center for Contemporary Art, Detroit, USA / New York International Independent Film and Video Festival, New York, USA / mostra personale al MAC di Lione, Francia. Le opere di Mejri fanno parte di molte prestigiose collezioni d’arte, tra cui Barjeel Art Foundation, Sharjah, Emirati Arabi Uniti / The Sindika Dokolo Foundation, Luanda, Angola / Dalloul Art Foundation, Beirut, Libano. Il Museo d’arte contemporanea africana Al Maaden (MACAAL). Marrakech. Marocco.







- Thameur Mejri



