{"id":10705,"date":"2023-10-22T21:53:35","date_gmt":"2023-10-22T21:53:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.seccigallery.com\/artist\/concetto-pozzati\/"},"modified":"2024-05-11T13:02:32","modified_gmt":"2024-05-11T13:02:32","slug":"concetto-pozzati","status":"publish","type":"artist","link":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/artist\/concetto-pozzati\/","title":{"rendered":"Concetto Pozzati"},"content":{"rendered":"<!DOCTYPE html PUBLIC \"-\/\/W3C\/\/DTD HTML 4.0 Transitional\/\/EN\" \"http:\/\/www.w3.org\/TR\/REC-html40\/loose.dtd\">\n<html><body><p>Concetto Pozzati nasce il 1 dicembre del 1935 a V&ograve;, in provincia di Padova. Il padre Mario Pozzati &egrave; un artista emigrato in Argentina per fare il cartellonista pubblicitario, amico di De Chirico, De Pisis, Carr&agrave;, Guidi, Licini e Morandi, che lo chiamava il &ldquo;milionario&rdquo; perch&egrave; aveva fatto fortuna negli anni Venti. Lo zio &egrave; Severo Pozzati, detto Sepo, attivo sia in Francia sia in Italia, uno dei pi&ugrave; importanti cartellonisti pubblicitari della prima met&agrave; del Novecento. Nel 1942 Mario decide di trasferirsi con la famiglia ad Asiago (Concetto ha una sorella pi&ugrave; grande, Chiara, che sposer&agrave; un altro artista, Wolfango) dove morir&agrave; nel 1947, lasciando nel figlio dodicenne un vuoto incolmabile e una nostalgia nella pittura che esploder&agrave; &nbsp;solo alla fine degli anni &rsquo;50, quando trasferitosi a Bologna, si diploma nel 1955 all&rsquo;Istituto statale d&rsquo;arte.<\/p>\n<p>Concetto Pozzati si diploma all&rsquo;Istituto statale d&rsquo;arte e in quel periodo il clima artistico della citt&agrave; dominato dall&rsquo;Informale, ha in Francesco Arcangeli il suo punto di riferimento: le Teste che Pozzati dipinge hanno una forte tensione drammatica e una inquietudine esistenziale, descritta cos&igrave; nei suoi scritti (che sono una lettura fondamentale per chi voglia accostarsi alla sua pittura): &ldquo;Preferisco il volto che la &hellip;.testa. Il volto &egrave; uno spaccato verticale disegnato su segni. La somma fa apparire un volto: un volto di segni appunto. La testa, invece, &egrave; fatta di buchi, di fosse nere, di orifizi e ha bisogno di materia&rdquo;<\/p>\n<p>Il 1959 &egrave; un anno importante per Pozzati perch&egrave; esce dai confini cittadini e approda alla Galleria romana La Salita e a quella milanese dell&rsquo;Annunciata dove conosce Carlo Carr&agrave;, vecchio amico del padre, e Lucio Fontana, che acquista un quadro tra quelli esposti. Da questo momento, fino al 1962, nelle tele cominciano a formarsi delle morfologie organiche, che esprimono la voglia di uscire dall&rsquo;informale per trovare sempre una pi&ugrave; chiara definizione dell&rsquo;immagine.<\/p>\n<p>Tra il 1963 e il 1965 l&rsquo;artista &egrave; presente alle Biennali di Tokio, di San Paolo del Brasile, di Spoleto e di San Marino e tocca il vertice della sua popolarit&agrave; partecipando a soli 28 anni alla XXXII Biennale di Venezia, chiamato da Cesare Gnudi e Maurizio Calvesi: una Biennale storica che segna l&rsquo;esordio in Italia della Pop Art americana che proprio a Venezia trova la sua consacrazione. Dopo poco arriva un altro invito importante a livello internazionale, quello di partecipare alla III Documentata di Kassel, dove espone nella stessa sala di Jasper Johns. La Pop Art di Concetto Pozzati ha una sua peculiarit&agrave;, che si avverte soprattutto nella definizione dello spazio e nell&rsquo;impaginazione degli oggetti, che appaiono come messi in fila e che diventano icone della contemporaneit&agrave;. In una intervista uscita su Bolaffiarte del 1976, alla domanda Che cosa ha rappresentato la Pop Art per la sua generazione, Pozzati rispondeva: &ldquo;Mettere a fuoco il concetto di mercificazione. Abbiamo capito che qualsiasi forma artistica era un prodotto come tutti gli altri: era soltanto una merce. A differenza degli americani, per noi per&ograve;, non si &egrave; mai trattato di glorificare le merci, ma semmai la consapevolezza di ridurre l&rsquo;arte a merce&hellip;.Capii che le immagini private non solo si scontrano con quelle pubbliche-cartellonistiche, ma che il privato e il pubblico si scambiano le parti. Ad esempio la pera (che era quella del manifesto &ldquo;derby pera&rdquo;) utilizzata da me diventava la Pera Pozzati. Il prodotto univa in s&eacute; tutte le contraddizioni linguistiche&rdquo;.<\/p>\n<p>Dal 1967 nei quadri di Pozzati compare un elemento nuovo che dialoga con la pittura: lo specchio. Ecco allora l sagome delle pere e dei pomodori fatte di specchio, restituire all&rsquo;osservatore l&rsquo;immagine di se stesso nell&rsquo;atto di guardare e dell&rsquo;ambiente circostante, come a volere sottolineare la duplicit&agrave; della pittura fatta di finzione e di natura, di manualit&agrave; e di intervento mentale. In una intervista con Tommaso Trini nel 1973 dir&agrave;: &rdquo; E&rsquo; vetro specchiante, ovviamente specchio, cio&egrave; vetro argentato a mano. L&rsquo;ho scelto volutamente, con tutta la consapevolezza del finto consumo, del fatto che fra tre anni &nbsp;lo specchio sar&agrave; meno splendente, che fra dieci comincer&agrave; a fare buchi e fra quindici sar&agrave; vecchio&hellip;. Che cos&rsquo;era? Era la pera che diventava regardeuse, cio&egrave; era la pera guardata che allo tempo conteneva altre immagini che la guardavano. E allo tempo per&ograve; era anche un&rsquo;immagine che faceva la guardia a se stessa.&rdquo; Dal 1967, anno in cui Pozzati comincia ad insegnare all&rsquo;Accademia di Belle Arti di Urbino, al 1972 inizia la fase pi&ugrave; dissacratoria &nbsp;del suo lavoro.<\/p>\n<p>Pozzati ironico, Pozzati &ldquo;rapinatore&rdquo;, Pozzati &ldquo;guardone&rdquo;, sono tutte etichette date dalla critica pi&ugrave; attenta (Guido Ballo, Enrico Crispolti, Giuseppe Marchiori, Roberto Sanesi, Tommaso Trini, Alberto Boatto) capace di seguire il percorso dell&rsquo;artista negli anni 1973-76, quelli delle &ldquo;idee&rdquo; e della &ldquo;restaurazione&rdquo; (ricordiamo che nel 1972 Pozzati espone alla XXXVI Biennale di Venezia &nbsp;e alla X Quadriennale di Roma &nbsp;e nel 1974 ha una grande antologica a Palazzo Grassi a Venezia, che diviene occasione per la critica per affermare globalmente il discorso sulla pittura). Di se stesso, sul catalogo della personale al Palazzo delle Esposizioni di Roma del 1976, il pittore dice: &ldquo;La rapina, la libert&agrave; di rapina da me rivendicata (Marchiori mi defin&igrave;, con spirito di avventura, il &ldquo;corsaro della pittura&rdquo;) non era prestito o saccheggio ma l&rsquo;utilizzazione critica di un arsenale fatto e creato per servire, per essere usato. USARE &nbsp;&Egrave; FARE&rdquo;.<\/p>\n<p>Dal 1977 al 1979 Pozzati inserisce nei suoi nuovi lavori elementi personali, immagini private, il tempo del ricordo: ancora una volta la dualit&agrave; tipica dell&rsquo;artista, tra memoria personale e memoria storica, tra storia privata e storia pubblica. Nasce il ciclo &ldquo;Fuori dalla porta&rdquo;, dove vecchie fotografie, schizzi, buste di lettere, cartoline, vengono inglobate in colla vinilica colorata, facendole prematuramente ingiallire.<\/p>\n<p>Su &ldquo;Dopo il tutto&rdquo;, il titolo di un suo famoso lavoro del 1980, Pozzati scrive: &ldquo;Dopo il tutto dove galleggia tutto, dove il tutto &egrave; uguale perch&eacute; &egrave; stato fatto tutto, perch&eacute; si pu&ograve; fare tutto, perch&eacute; non si rincorre n&eacute; si progetta il nuovo e il futuro. Un inventario della fine, un catalogo sulla non differenza dei segni e delle immagini&rdquo;.&nbsp;Il &ldquo;ritorno alle origini&rdquo; degli anni &lsquo;80 significa per Pozzati tornare ad essere prima di tutto un pittore: ne &egrave; testimonianza il grandissimo quadro per la Biennale di Venezia del 1982, fatto di cinque pannelli che ospitano un eterogeneo repertorio di citazioni storiche e artistiche, in una vertiginosa iperbole narrativa che assorbe ogni modello per possederlo con un amore ironico e disincantato. Seguono i cicli &ldquo;Ellade&rdquo;, un ritorno all&rsquo;arte classica, al grande mito; &ldquo;Pani di pietra&rdquo; e &ldquo;A che punto siamo con i fiori&rdquo;, uno dei cicli pi&ugrave; belli e intensi, dove la pittura materica cresce in spessori ordinati: i fiori di Pozzati sono &ldquo;fiori perduti, immobili, esiliati, oltrenatura.&nbsp; Fiori senza umori, pentimenti, modificazioni ma solo simulazioni e pretesti per dipingere pittura&rdquo; scrive l&rsquo;artista.<\/p>\n<p>Del 1990-1991 &egrave; il ciclo &ldquo;Impossibile paesaggio&rdquo;, che viene esposto per la prima volta alla grande antologica del 1991 tenuta alla Galleria d&rsquo;Arte Moderna di Bologna, la prima che gli viene dedicata nella citt&agrave; in cui vive, insegna e dipinge. Gli anni &rsquo;90 si chiudono con un ciclo drammatico, un senso di impotenza e di perdita permea le &ldquo;Sentinelle dal becco avvelenato&rdquo;, mentre arriva il nuovo secolo e ancora di pi&ugrave; Pozzati si sente a disagio nel mondo globalizzato, ha paura della finta socializzazione, della comunicazione veloce e sa di avere bisogno di lentezza, di un silenzioso disagio: questo ci raccontano i cicli &ldquo;Il pittore burattinaio&rdquo; del 2002, &ldquo;Torture&rdquo; del 2004, &ldquo;de-posizioni&rdquo; del 2006.<\/p>\n<p>Il 2006 &egrave; un anno drammatico per la famiglia perch&eacute; se ne va dopo una lunga malattia Roberta, la compagna di una vita, la donna che segue le economie familiari e le cose pratiche, che lo accompagna in tutte le occasioni pubbliche. E&rsquo; di questi anni &ldquo;Ciao Roberta&rdquo;, una indagine affettuosa sugli oggetti personali, le pantofole, i meravigliosi cappelli, gli abiti, le borse e le scarpe che galleggiano su tele grezze, sprigionando una luce e una leggerezza non ritrovabili in nessun altro lavoro. Su questo ciclo l&rsquo;artista scrive: &ldquo;I quadri sono morbidi, non sono luttuosi, sono luminosi perch&eacute; ogni persona ha in s&eacute; un suo colore e mia moglie indossava abiti e il vestirsi, per lei, era un modo di essere: soggettivo e intenso come &ldquo;seconda pelle&rdquo;, come il bianco luminoso del suo portamento. Non ho chiesto niente di spettacolare e niente di sensazionale. Ho visto e ho ricordato cose di ieri con gli occhi di oggi. Le cose della propria compagna vanno dette e dipinte con pudore e col silenzio intrecciato e infetto dalla solitudine. Esiste quindi un privato ri-trovato contro un pubblico globalizzato, un privato che la pittura custodisce. I quadri silenziosi, producono, paradossalmente un eco &ldquo;pieno di vuoto&rdquo;, una profondit&agrave; intima e nascosta per potermi riparare. Ho sempre voluto tramare, ora vorrei solo tramandare&rdquo;.<\/p>\n<p>Il 2007 &egrave; l&rsquo;anno di nuovo ciclo dedicato agli oggetti personali &ldquo;A casa mia&rdquo;, un inventario di cose proprie, contenute negli armadi di casa, in cucina, nella stanza dialetto e in soggiorno, &ldquo;un invito e venire a trovarmi, per scoprire il mio nascosto&rdquo;, un altro momento di solitudine esistenziale che trova in questo ciclo un silenzio e una intimit&agrave; espressi da una pittura sempre pi&ugrave; attenta ai particolari e alle piccole del quotidiano. Con &ldquo;Tempo sospeso&rdquo;, &ldquo;Cornice cieca&rdquo; e &ldquo;Quasi dolce&rdquo; (2008, 2010 e 2011), Concetto Pozzati torna ai colori pop, agli azzurri forti, ai rosa e ai rossi fluorescenti, ai gialli canarino che emergono da sfondi color piombo: gli oggetti appaiono come sospesi: &ldquo;Un tempo da natura morta s&rsquo;incontra con il tempo della pittura, una pittura del con-tempo, un tempo esecutivo, un tempo del fare&rdquo;.<\/p>\n<p>Contro la velocit&agrave; del tempo globalizzato, della comunicazione rapida e omologata nasce il ciclo &ldquo;Occupato&rdquo; del 2012: nei quadri solo vecchi telefoni con la cornetta come a volere sottolineare l&rsquo;incomunicabilit&agrave; della pittura, la sua intrasmissibilit&agrave;: &ldquo;Quanti telefoni e quante comunicazioni, quante parole senza filo. Quanti intrecci, quanti occupati. Vorrei &ldquo;scomunicare&rdquo; pi&ugrave; che comunicare, una comunicazione che &egrave; tutta equivalente per il flusso informativo&rdquo;, scrive l&rsquo;artista.<\/p>\n<p>&ldquo;Sotto chiave&rdquo; del 2014, &egrave; un ciclo che parla solo di chiavi, che per Concetto sono oggetti importanti: ne ha tante in studio, di quelle vecchie e pesanti, di ferro, per lui portano fortuna, come i ferri di cavallo: &ldquo;Sono notoriamente molto superstizioso e le chiavi sono un portafortuna, se non la dialettica del chiuso-aperto-chiuso&rdquo;. Sono anni in cui l&rsquo;artista non sta bene, dopo aver avuto problemi di cuore si aggiungono quelli renali ed &egrave; stato pi&ugrave; volte operato; ciononostante continua la sua attivit&agrave; espositiva, quella editoriale e quella culturale presso l&rsquo;Accademia di San Luca &nbsp;a Roma (di cui &egrave; accademico dal 1995 e consigliere accademico dal 2005).<\/p>\n<p>Alla fine del 2015 comincia l&rsquo;ultimo ciclo, &ldquo;Vulvare&rdquo;, un omaggio all&rsquo;origine del mondo, alla vulva-vagina: gli ultimi quadri dipinti dall&rsquo;artista sono tutti con lo sfondo rosa o con la tela grezza dove immense vulve si fanno fiore o frutto, grazie ad un processo di stilizzazione che ricorda i lavori degli anni Settanta nella loro ortogonalit&agrave; ed essenzialit&agrave;. L&rsquo;ultimo scritto di Concetto Pozzati termina cos&igrave;: &ldquo;Lei, quella cosa, la si pratica con la pittura e la carnosit&agrave; della pittura stessa si fa vulva del desiderio, perdendosi nell&rsquo;abisso rosa e tiepido. Magari avvicinandosi e perdendosi a &ldquo;L&rsquo;origine del mondo&rdquo; del 1866&Prime;.<\/p>\n<p>Una vita dedicata alla pittura quella di Concetto, che ancora, pochi giorni prima di morire, parla di lavoro, progetta mostre, scrive per una nuova pubblicazione di scritti d&rsquo;artista, incontra amici artisti e intellettuali: si spegne il 1 agosto del 2017, nella sua camera da letto a Bologna, attorniato dall&rsquo;affetto dei figli Maura e Jacopo e dai quadri del padre Mario alle pareti.<\/p>\n<\/body><\/html>\n","protected":false},"featured_media":11612,"template":"","group":[126],"class_list":["post-10705","artist","type-artist","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","group-represented"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/artist\/10705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/artist"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/artist"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11612"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"group","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/group?post=10705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}