{"id":10543,"date":"2023-09-15T14:46:59","date_gmt":"2023-09-15T14:46:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.seccigallery.com\/exhibition\/protection\/"},"modified":"2023-09-27T09:53:06","modified_gmt":"2023-09-27T09:53:06","slug":"protection","status":"publish","type":"exhibition","link":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/exhibition\/protection\/","title":{"rendered":"Protection"},"content":{"rendered":"<!DOCTYPE html PUBLIC \"-\/\/W3C\/\/DTD HTML 4.0 Transitional\/\/EN\" \"http:\/\/www.w3.org\/TR\/REC-html40\/loose.dtd\">\n<html><body><p>La vita di Jeanne descritta da Guy de Maupassant nel suo primo romanzo, <em>Une vie<\/em>, sembra segnata da un continuo equivoco del concetto di protezione. Sensazione, questa, che emerge pur tenendo conto del contesto storico e sociale nel quale la narrazione &egrave; stata concepita ed al quale fa riferimento, evidentemente lontano da quello odierno ed impiantato su convenzioni e regole ben diverse da quelle attuali. Infatti, attraverso la mirabile narrazione dell&rsquo;autore francese, il tema in questione si manifesta in tutta la sua insita ambiguit&agrave;, indipendentemente dai luoghi e dai tempi descritti nel testo, confermando l&rsquo;assoluta attualit&agrave; del lavoro di Maupassant e delle argomentazioni che esso affronta. Il libro narra l&rsquo;esistenza della protagonista segnata, dalla giovinezza alla vecchiaia, dagli incerti, a volte enigmatici rapporti con le persone che la circondano, <em>in primis<\/em> il padre, il marito ed il figlio. Rapporti ove il valore semantico del termine &ldquo;protezione&rdquo; oscilla costantemente tra il senso pi&ugrave; positivo del termine (prendere cura, dare conforto, riparare cose e persone allo scopo di difenderle da ci&ograve; che potrebbe recare loro danno&hellip;. in riferimento tanto all&rsquo;essere umano quanto alla natura) ed il suo opposto, vale a dire qualcuno o qualcosa (il soggetto pi&ugrave; adulto, un responsabile precostituito&hellip;) che stabilisce le sorti altrui, dell&rsquo;individuo o della natura: in sintesi, una sorta di patriarcato ove l&rsquo;atto di custodia, anche se generato dalle migliori intenzioni, si trasforma facilmente in possesso, dominio, padronanza. I contenuti di <em>Une vie<\/em>, rivisti e attualizzati, sembrano rivivere nelle opere presentate da Claire Fontaine (collettivo artistico fondato a Parigi nel 2004 da Fulvia Carnevale e James Thornhill, da sempre impegnato a riflettere su tematiche universali come la politica, la religione, la violenza, le differenze di genere, il ruolo della donna nel contesto sociale attraverso un variegato insieme di modalit&agrave; espressive: scultura, disegno, fotografia, scrittura, installazioni, video, performance&hellip;) per la mostra odierna. Claire Fontaine, che si &egrave; gi&agrave; confrontata con l&rsquo;argomento (si pensi, ad esempio, a <em>Patriarchy = CO2<\/em> o a <em>Patriarchy kills love<\/em>, entrambe del 2020), afferma, &ldquo;si immagina la protezione come un gesto caritatevole verso il pi&ugrave; debole, invece pu&ograve; essere un modo per non farlo progredire e per non permettergli di affrontare il mondo, non permettendo al mondo di sviluppare la compassione necessaria affinch&eacute; forme di vita diverse possano arricchirci. La protezione &egrave; l&rsquo;idea centrale del patriarcato, l&rsquo;amore come dipendenza non solo affettiva ma psicologica, economica, fisica, cosicch&eacute; il controllo della persona amata diventa invalidante e la rende sempre pi&ugrave; dipendente da chi alla fine, per poterla amare, le impedisce di vivere. Nel nostro testo <em>Women raise the upraising<\/em> abbiamo teorizzato che la maternit&agrave; non &egrave; una forma di protezione, ma una scienza dell&rsquo;emancipazione e dell&rsquo;auto-abolizione della madre in quanto figura di cura e di dipendenza. Il fine della madre &egrave; diventare superflua in quanto tale, &egrave; emancipare i figli e le figlie, altrimenti il suo lavoro di cura &egrave; fallito. La protezione &egrave; al centro del vocabolario mafioso proprio perch&eacute; di fatto la mafia &ndash; in quanto organizzazione patriarcale per eccellenza &ndash; promette protezione da se stessa di fatto quello che accade a chi rompe un patto in cui &egrave; protetto &egrave; che si ritrova esposto alla vendetta di chi lo proteggeva pi&ugrave; che alla violenza di coloro da cui doveva essere protetto&rdquo;. Parole, queste, che trovano eco nei lavori in mostra, vari per data e tipologia e idealmente raccordati tra loro da <em>Newsfloor<\/em> (<em>Il Manifesto<\/em>) (2018). L&rsquo;installazione, composta da una sequenza di fogli di giornale, ricopre per intero il pavimento dello spazio espositivo; il visitatore, calpestandola (non avendo essa alcuna copertura), imprime idealmente la propria impronta tanto sui contenuti del quotidiano quanto sull&rsquo;opera d&rsquo;arte contribuendo, cos&igrave;, a ridefinirne indirettamente il senso ed a rimetterne in discussione la sacralit&agrave;. <em>Untitled<\/em> (<em>Protection<\/em>) e <em>Untitled <\/em>(<em>It&rsquo;s only 4 degrees<\/em>) sono due lightbox del 2018 appartenenti alla serie dei lightbox &ldquo;fratturati&rdquo; in cui le fessure fanno parte integrante dell&rsquo;immagine. Il primo riproduce una miniatura medievale ove una donna si rifugia tra le braccia di un diavolo, il secondo, un&rsquo;immagine termica della terra. Ad esse si affianca <em>Passe-Partout<\/em> (<em>Palermo<\/em>) (2018-20), un assemblaggio di chiavi da fabbro ed altri strumenti destinati ad aprire luoghi inaccessibili o privati, strutture inesplorate e, in senso metaforico, a svelare misteri di altra natura, come quelli legati alla creazione artistica ed all&rsquo;esercizio intellettuale. Le tre opere evocano, ciascuna a proprio modo, un&rsquo;idea di sostegno coatto, di aiuto non richiesto e forzosamente concesso: quello equivoco ed elusivo del demone alla fanciulla; quello spesso evocato ma mai realizzato dell&rsquo;umanit&agrave; alla natura; quello delle associazioni a delinquere e mafiose alla comunit&agrave; civile.<\/p>\n<p>Un dialogo virtuale con altri artisti &egrave; alla base di altre due creazioni, <em>Untitled<\/em> (<em>Don&rsquo;t fix it<\/em>) (2018) e <em>Protect me from what I don&rsquo;t want<\/em> (2020-23). Anch&rsquo;esse sviluppano il concetto di tutela, l&rsquo;una in senso figurato, l&rsquo;atra verbale. La prima &egrave; un lightbox che riproduce la <em>Mari&eacute;e mise &agrave; nu par ses c&eacute;libataires, m&ecirc;me<\/em>, meglio nota come <em>Le Grand Verre<\/em>, di Marcel Duchamp, e, in superficie, moltiplica le incrinature gi&agrave; esistenti sull&rsquo;originale di Duchamp (durante un trasporto, le due lastre di vetro di cui si compone l&rsquo;opera, si ruppero. Il danno venne scoperto solo in seguito e l&rsquo;autore volle che le lesioni rimanessero visibili considerandole un intervento del caso). Come dice Claire Fontaine &ldquo;nella nostra citazione de <em>Le Grand Verre<\/em> sono raddoppiate dalle fessure dell&rsquo;irreparabile che costituiscono l&rsquo;idea cardine della serie dei lightbox &lsquo;rotti&rsquo; &ndash; schermi non interattivi n&eacute; attivi, quasi un simulacro di uno schermo fuori uso ma ancora illuminato, un monito sul futuro che ci attende&rdquo;. L&rsquo;altra &egrave; un omaggio al truismo espresso da Jenny Hozer nel suo omologo motto e si sviluppa sotto forma di un lavoro luminoso che, compositivamente, rievoca la scritta <em>Arbeit macht frei<\/em> (<em>Il lavoro rende liberi<\/em>) posta all&rsquo;ingresso del campo di concentramento di Auschwitz. L&rsquo;articolazione semantica che in questo caso assume il concetto di tutela (da s&eacute;, dagli altri, da quanto il contesto sociale offre o impone) &egrave; enfatizzata dalla la luce che l&rsquo;autrice spesso adotta come mezzo di seduzione attraverso cui coinvolgere integralmente gli spettatori toccandone ogni sfera sensoriale &ndash; intellettuale, percettiva, fisico\/ambientale &ndash; per indurli a riflettere sul tema delle relazioni tra gli individui e i codici etici e relazionali, ad esempio, quelli verbali o visivi, attraverso cui esse convenzionalmente si esplicitano.<\/p>\n<p>Anche <em>Liber* Tutt*<\/em> (2023) &egrave; una scritta luminosa e, come dichiara Claire Fontaine, &ldquo;&egrave; un inno alla liberazione da quello che Foucault in <em>Che cos&rsquo;&egrave; l&rsquo;illuminismo?<\/em> chiama lo stato di minorit&agrave; dell&rsquo;umanit&agrave;, un invito a sbarazzarsi dei padri padroni simbolici e vivere una vita libera finanche dagli stereotipi di genere che sono i primi a infeudarci a questa situazione&rdquo;.<\/p>\n<p>Con essa si chiude &ndash; o si apre, a seconda del senso di visita- l&rsquo;esposizione, percorrendo la quale tornano alla mente personaggi e situazioni delineate da Maupassant in <em>Une vie<\/em>, percependo come la nozione di soccorso, vero <em>leitmotiv<\/em> del testo, attraversa trasversalmente la narrazione, mutando continuamente circostanze ed interpreti. Pertanto, Jeanne da &ldquo;oggetto&rdquo; delle attenzioni a volte ossessive a volte miopi da parte del padre, il barone Simone-Jacques Le Perthuis, e di quelle a volte dispotiche a volte ingannevoli da parte del marito, il visconte Julien de Lamare, si trasforma, a&nbsp; sua volta, in &ldquo;soggetto&rdquo; di cure ora sconsiderate ora inesperte nei confronti del figlio, Paul&hellip; e cos&igrave; via: in soluzione esponenziale il binomio aiuto-patriarcato tocca tutti i personaggi del libro, dalla domestica Rosalie alla zia Lisette alla piccola nipote, incidendo, ieri come oggi, sull&rsquo;esistenza di ognuno, cos&igrave; come Claire Fontaine ricorda.<\/p>\n<p>Pier Paolo Pancotto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/body><\/html>\n","protected":false},"featured_media":10595,"template":"","tags":[199,141],"show_status":[128],"category_exhibition":[143],"class_list":["post-10543","exhibition","type-exhibition","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tag-claire-fontaine","tag-novo-it","show_status-past-it","category_exhibition-novo-it"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/exhibition\/10543","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/exhibition"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/exhibition"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/10595"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10543"},{"taxonomy":"show_status","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/show_status?post=10543"},{"taxonomy":"category_exhibition","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.seccigallery.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/category_exhibition?post=10543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}