Informazioni sulla mostra

Nel 2019 Erik Schmidt (Herford, 1968) è stato in residenza a Casa Baldi ad Olevano Romano, località nei pressi di Roma meta, nel XVIII e XIX secolo, di molti artisti internazionali, in particolar modo tedeschi, attratti dal paesaggio della Campagna Romana. La struttura, sede distaccata della Accademia Tedesca a Roma, Villa Massimo, ha ospitato l’artista per tre mesi nel corso dei quali Schmidt ha stabilito un legame col contesto storico e culturale circostante. Tale rapporto si rinsalda ora in occasione della mostra a Firenze in preparazione della quale egli ha compiuto vari soggiorni in Italia approfondendo le sue conoscenze artistiche del territorio ed osservandone i costumi. A Firenze Schmidt presenta delle opere recenti assieme ad altre dei primi anni 2000 che nell’insieme offrono uno sguardo completo sul suo percorso pittorico degli ultimi vent’anni e, in qualche modo, della sua ricerca in generale conferendo alla mostra fiorentina un carattere particolare.

Compiuti gli studi alla Fachhochschule di Amburgo (1992-97) ed alla Hochschule der Künste di Berlino (1998-2000) egli esordisce all’avvio del nuovo Millennio con dei dipinti incentrati sulla quotidianità (vero leitmotiv del suo lavoro, non solo pittorico, come testimonia, tra l’altro, il video Fine [2019], girato a Roma durante il pensionato ad Olevano, dopo il quale, una volta rientrato a Berlino, ha creato Inizio, [2022]) ed elaborati ad olio su tela secondo un lessico fatto di colori grumosi e giustapposti che rievocano, a loro modo, istanze post-impressioniste originalmente rielaborate. Basti pensare, ad esempio, a Parkhaus a Westend o a Rosa del 2000, a Kulturpalast del 2001, a Rewe Markt del 2003, a Biotope, a Untilted (Rollerblader) o a Fremdgehen del 2004, alcuni dei quali in mostra a Firenze, ove largo spazio è dato allo studio della luce e del movimento che conferisce loro un sapore quasi cinematografico rendendoli simili a dei “fermo immagine” fuori misura.

Poi, col passare del tempo l’impasto pittorico degli esordi, pur rimanendo materico, ha perso progressivamente parte della propria densità e si è sciolto in una pennellata più libera e disinvolta che, anziché distendersi per intero sulla tela, ricopre, totalmente o parzialmente, le stampe di alcune foto scattate dall’artista. Ne derivano dei cicli pittorici (o dei video come, ad esempio, Parking del 2001, anch’esso a Firenze) focalizzati, come i dipinti iniziali, sulla vita di ogni giorno che evocano le atmosfere sospese nel tempo e nello spazio tipiche del Realismo magico. Si tratta di paesaggi urbani o naturali ove compaiono, in alcuni casi, degli individui la cui presenza, talvolta inattesa o non convenzionale nei gesti e nelle attitudini, getta uno sguardo inedito sull’ambiente che li accoglie e contribuisce a riconsiderare le dinamiche sociali e culturali di alcuni contesti geografici. Nascono così le vedute delle strade affollate di Tokyo, del movimento Occupy a New York, delle associazioni di cacciatori del Nord Reno-Westfalia o dei produttori agricoli in Cisgiordania.

Si integrano ad esse le recenti serie “Palm Bomb Paintings”, “Figure Paintings”, “City Scape Paintings” (2022-23) rappresentate a Firenze da alcuni esemplari diversi per dimensione ma simili sotto il profilo tecnico. La loro presenza, in dialogo con le prove d’esordio, dà luogo ad itinerario visivo completo che, per quanto sinteticamente, consente di valutare integralmente ed in modo organico il percorso creativo Erik Schmidt degli ultimi venti anni.

Pier Paolo Pancotto

Nel 2019 Erik Schmidt (Herford, 1968) è stato in residenza a Casa Baldi ad Olevano Romano, località nei pressi di Roma meta, nel XVIII e XIX secolo, di molti artisti internazionali, in particolar modo tedeschi, attratti dal paesaggio della Campagna Romana. La struttura, sede distaccata della Accademia Tedesca a Roma, Villa Massimo, ha ospitato l’artista per tre mesi nel corso dei quali Schmidt ha stabilito un legame col contesto storico e culturale circostante. Tale rapporto si rinsalda ora in occasione della mostra a Firenze in preparazione della quale egli ha compiuto vari soggiorni in Italia approfondendo le sue conoscenze artistiche del territorio ed osservandone i costumi. A Firenze Schmidt presenta delle opere recenti assieme ad altre dei primi anni 2000 che nell’insieme offrono uno sguardo completo sul suo percorso pittorico degli ultimi vent’anni e, in qualche modo, della sua ricerca in generale conferendo alla mostra fiorentina un carattere particolare.

Compiuti gli studi alla Fachhochschule di Amburgo (1992-97) ed alla Hochschule der Künste di Berlino (1998-2000) egli esordisce all’avvio del nuovo Millennio con dei dipinti incentrati sulla quotidianità (vero leitmotiv del suo lavoro, non solo pittorico, come testimonia, tra l’altro, il video Fine [2019], girato a Roma durante il pensionato ad Olevano, dopo il quale, una volta rientrato a Berlino, ha creato Inizio, [2022]) ed elaborati ad olio su tela secondo un lessico fatto di colori grumosi e giustapposti che rievocano, a loro modo, istanze post-impressioniste originalmente rielaborate. Basti pensare, ad esempio, a Parkhaus a Westend o a Rosa del 2000, a Kulturpalast del 2001, a Rewe Markt del 2003, a Biotope, a Untilted (Rollerblader) o a Fremdgehen del 2004, alcuni dei quali in mostra a Firenze, ove largo spazio è dato allo studio della luce e del movimento che conferisce loro un sapore quasi cinematografico rendendoli simili a dei “fermo immagine” fuori misura.

Poi, col passare del tempo l’impasto pittorico degli esordi, pur rimanendo materico, ha perso progressivamente parte della propria densità e si è sciolto in una pennellata più libera e disinvolta che, anziché distendersi per intero sulla tela, ricopre, totalmente o parzialmente, le stampe di alcune foto scattate dall’artista. Ne derivano dei cicli pittorici (o dei video come, ad esempio, Parking del 2001, anch’esso a Firenze) focalizzati, come i dipinti iniziali, sulla vita di ogni giorno che evocano le atmosfere sospese nel tempo e nello spazio tipiche del Realismo magico. Si tratta di paesaggi urbani o naturali ove compaiono, in alcuni casi, degli individui la cui presenza, talvolta inattesa o non convenzionale nei gesti e nelle attitudini, getta uno sguardo inedito sull’ambiente che li accoglie e contribuisce a riconsiderare le dinamiche sociali e culturali di alcuni contesti geografici. Nascono così le vedute delle strade affollate di Tokyo, del movimento Occupy a New York, delle associazioni di cacciatori del Nord Reno-Westfalia o dei produttori agricoli in Cisgiordania.

Si integrano ad esse le recenti serie “Palm Bomb Paintings”, “Figure Paintings”, “City Scape Paintings” (2022-23) rappresentate a Firenze da alcuni esemplari diversi per dimensione ma simili sotto il profilo tecnico. La loro presenza, in dialogo con le prove d’esordio, dà luogo ad itinerario visivo completo che, per quanto sinteticamente, consente di valutare integralmente ed in modo organico il percorso creativo Erik Schmidt degli ultimi venti anni.

Pier Paolo Pancotto

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