Interview

Ramon Ros: “Una vita per diventare noi stessi. Saremo ancora più Fendi”

Apre in via Montenapoleone a Milano la nuova boutique del brand. L’ad spiega perché l’ha voluta piena di opere d’arte

C’è una frase di David Bowie che mi piace molto. Dice che ci vuole una vita per diventare chi siamo veramente. Noi vogliamo essere ancora più Fendi». Ramon Ros, amministratore delegato della maison romana dallo scorso luglio, usa queste parole per raccontare il nuovo inizio del marchio che apre mercoledì Palazzo Fendi. La boutique di via Montenapoleone 1, all’angolo con Corso Matteotti, debutta durante la settimana della moda milanese. Gli oltre 900 metri quadrati del negozio sono distribuiti su quattro piani all’interno di un palazzo razionalista del 1936, firmato dall’architetto Emilio Lancia. Accolgono tutte le collezioni Fendi — dal prêt-à-porter alle borse, dai gioielli alla linea Kids — e moltissime, eccezionali, opere d’arte di Arnaldo Pomodoro, Nick Cave, Anton Alvarez, Roberto Sironi, Roger Cal, Levi Van Veluw e tanti altri. Tutte scelte dallo spagnolo Ros che, prima della nomina a Ceo di Fendi, ha ricoperto ruoli importanti in vari brand Lvmh, tra cui Givenchy e Louis Vuitton, spostandosi tra Cina e Francia.

Quando è arrivato in Italia, i lavori nella boutique di Milano erano già cominciati. Lei però non era soddisfatto.

«In due mesi non ho potuto cambiare tutto, però sono intervenuto su alcuni aspetti come la parete della prima sala. Ho studiato le pieghe delle vesti delle statue romane e, con il team degli architetti, abbiamo cercato di trasferire questo panneggio sul muro. Immaginavo un grande lenzuolo che cade dal cielo. Oggi è diventato un muro scultureo in travertino. Mi piace il modo in cui le sue curve dialogano con le nostre borse e con le opere d’arte esposte al piano terra».

È vero che le ha scelte personalmente?

«L’arte contemporanea mi appassiona molto, perfino troppo: sono un collezionista e a volte esagero. Per la boutique ho collaborato con Fondazione Officine Saffi, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Mazzoleni e Secci. Molti pezzi sono stati realizzati apposta per il negozio perché l’arte non deve essere solo arredamento, ma rispecchiare e raccontare l’anima del marchio: per esempio, le due sculture annodate in ceramica giallo Fendi e rosa bubblegum di Roger Cal. E i lavori di Edoardo Piermattei, degli affreschi tridimensionali colorati che decorano i soffitti. Il mix di opere nella boutique rispecchia un eclettismo creativo in linea con i nostri prodotti».

Piermattei firma anche una borsa Peekaboo in edizione limitatissima che sarà realizzata nel laboratorio ospitato al terzo piano. È un vero atelier?

«Sì, è il cuore del negozio. Ci lavorano in pianta stabile sette giovani artigiani di Fendi. I clienti possono venire qui e farsi realizzare un modello su misura, scegliendo tra quelli storici. Gli artisti invitati all’interno del progetto Rock the Craft, invece, collaborano con i nostri maestri per creare insieme, scambiandosi competenze e tecniche sullo stesso piano. Piermattei è il primo a esibirsi in una performance live. Le sue opere in cemento pigmentato realizzate per le volte del negozio si traducono in una tavoletta di pelle e pelliccia con la lavorazione a intarsio degli artigiani e poi in una Peekaboo per la quale sono stati utilizzati materiali di scarto di collezioni precedenti».

A proposito di scarti, il lusso oggi può essere sostenibile?

«Prima il lusso implicava la distanza, l’inaccessibilità. Oggi vuol dire credibilità, tracciabilità, artigianalità, autenticità e sorpresa. Se decido di comprare una borsa luxury, lo faccio perché mi ha trasmesso un’emozione».

Come sarà il futuro di Fendi?

«Brillante. Pieno di creatività e di grandi ambizioni. Sogniamo in grande: vogliamo portare un po’ d’Italia in ogni angolo del mondo».

Che cos’è l’italianità oggi?

«Artigianato, qualità assoluta, estetica mediterranea».

Al di là dei cliché?

«Certo. Per questo puntiamo molto sulle giovani generazioni: artigiani e artisti che sappiano parlare un linguaggio nuovo. Quest’anno celebriamo cento anni: nel passato, ma anche nel futuro».

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