Una pittura che stratifica e contamina. Doppio spazio e doppia mostra per Eduardo Secci a Milano
La nuova – e seconda – sede di Eduardo Secci a Milano, in via Olmetto 1, si apre con una doppia mostra, con un focus particolare sulla pittura che si stratifica e si contamina tra due progetti espositivi, Unmatter – Joshua Hagler, Luisa Rabbia e Maja Ruznic a cura di Alberto Fiz e la personale di Tillman Kaiser nello spazio sperimentale indipendente NOVO sotto la direzione artistica di Pier Paolo Pancotto. Fino al 5 agosto 2022.
Dall’ombra rinascimentale di Santa Maria delle Grazie a quella barocca di Sant’Alessandro in Zebedia, il dedalo di vie del quartiere Missori accoglie la nuova sede espositiva della Galleria Eduardo Secci, che a distanza di meno di un anno raddoppia il suo avamposto milanese. Oltre 200 metri quadrati dedicati alla ricerca contemporanea di artisti internazionali si raccolgono nel cortile di Palazzo Casati, appena accennati da una finestra che si affaccia sull’elegante via Olmetto. Procedendo parallelamente su due binari espositivi, uno classico e uno sperimentale indipendente, la galleria presenta la collettiva Unmatter – Joshua Hagler, Luisa Rabbia e Maja Ruznic, a cura di Alberto Fiz, e la personale di Tillman Kaiser a cura di Pier Paolo Pancotto.
Unmatter – Joshua Hagler, Luisa Rabbia e Maja Ruznic, a cura di Alberto Fiz
Unmatter, letteralmente “non materia”, una terra transitoria dai confini mutevoli in cui individuo e collettività si incontrano, si abbracciano e si perdono. Il quadro, prima ancora del soggetto, l’immagine restituita -figurativa o meno o appena accennata-, è il protagonista. Stratificata, ambigua e coinvolgente, la mostra presenta le opere, per lo più inedite, di Joshua Hagler (1979, Mountain Home Air Force Base, Idaho, Stati Uniti), Luisa Rabbia (1970, Pinerolo, Italia) e Maja Ruznic (1983, Bosnia-Erzegovina) in un intreccio visivo ed emotivo che, nonostante l’autonomia linguistica di ciascun artista, raccoglie i lavori in un’unica sinfonia corale. L’esperienza totalizzante del processo creativo accomuna infatti le poetiche dei tre; non si tratta di una semplice collettiva ma di un vero e proprio progetto espositivo “che ha la capacità di esprimere lo stesso atteggiamento nei confronti della pittura”, spiega Alberto Fiz. Dalle ampie e pastose campiture di Hagler alla stratificazione di segni e impronte nelle tele raschiate di Luisa Rabbia, fino ai passaggi interrotti tra forma e colore di Ruznic, a poco a poco, come quando si passa da un luogo esterno estremamente illuminato a uno spazio interno, l’attenzione rivela assonanze e dissonanze, in un complesso gioco di segni e suggestioni in cui la materia traduce e restituisce gli abissi del paesaggio interiore (Luisa Rabbia), l’esplorazione del Nord America ottocentesco, la fantascienza moderna e le tradizioni dell’arte religiosa italiana (Joshua Hagler), i temi della nostalgia e del trauma dovuto all’esperienza della guerra (Maja Ruznic).
NOVO: Tillman Kaiser, a cura di Pier Paolo Pancotto
È la prima mostra personale in Italia di Tillman Kaiser (nato nel 1972 a Graz, Austria), l’esposizione presentata negli spazi di NOVO, il progetto espositivo indipendente della galleria Eduardo Secci inaugurato nel 2021 e dedicato alla ricerca sperimentale contemporanea, la cui curatela per i prossimi due anni è affidata a Pier Paolo Pancotto. Pittura, disegno, fotografia, serigrafia, collage e scultura compongono l’opera di Kaiser tra evocazioni del Futurismo e del primo Modernismo. Astrazioni simmetriche a tecnica mista, olio e acquerello su cianotipi, fotogrammi e fotografie invadono lo spazio che si affaccia su via Olmetto con installazioni e sculture site-specific, tutte realizzate tra il 2020 e il 2022. Un processo creativo che si affida al caso, in cui la materia è allo stesso tempo vittima e carnefice della natura che la invade e la pervade. Error, nei toni del blu, costituisce e riflette la profonda libertà con cui Tillman si approccia alla creazione artistica: l’incidenza non programmata della luce, la diversa e imprevedibile risposta di un colore rispetto alla materia su cui viene applicato, la mescolanza di oggetti raffinati e umili in un insieme di relazioni prive di un nesso naturale o logico ma esclusivamente immaginarie, percettive, empatiche, oniriche. Pier Paolo Pancotto paragona le opere dell’artista a caleidoscopi che, girati in direzione di una fonte luminosa, regalano visioni colorate, dinamiche e in continuo divenire della realtà, distorta, prospettica, bidimensionale, vertiginosamente infinita nella sua restituzione.
“Echi delle avanguardie storiche, dal Futurismo al Costruttivismo all’Espressionismo astratto del secondo dopoguerra passando per Cercle et Carré, affiorano nelle sue opere, a conferma del continuo slittamento sintattico che accompagna quello tecnico. Il riferimento al modernismo del primo Novecento è rafforzato soprattutto dalla scelta dei materiali utilizzati: consistenti ed effimeri allo stesso tempo, come ad esempio la carta o il cartone, che, associati a elementi appartenenti alla vita quotidiana, conferiscono alle sue opere un carattere primordiale, quasi prototipico”.
Dal testo critico di Pier Paolo Pancotto.







